Bari – La comunità parrocchiale della chiesa di Santa Maria del Fonte a Carbonara, popoloso quartiere periferico (ex frazione) di Bari, ha aperto il cuore e le porte ai migranti. Più di due anni fa venne ospitata una famiglia curda in una casa adiacente alla parrocchia presa in affitto grazie al sostegno economico di molti. Accoglienza e integrazione nel segno dell’appello lanciato da papa Francesco, a cui era seguita l’iniziativa del parroco don Mimmo Chiarantoni che aveva dato un alloggio in alcuni locali della canonica a due giovani africani.
La mamma curda diede poi alla luce il 6 maggio del 2016 la piccola Larin che ha ispirato l’opera solidale di alcuni volontari già impegnati in parrocchia e nelle diverse attività della Caritas. Le due signore Mariella, Milena, Patrizia, Carla, Rosa, Domenica, Marina insieme a Francesco e Giuseppe sono diventati i punti di riferimento della “Casa di Larin”, un gruppo affiatato che lavora in piena sinergia per prendersi cura dei tre giovani migranti ospitati nell’appartamento in cui prima viveva la famiglia curda. «Vogliamo prenderci cura del prossimo – dicono all’unisono i volontari della “Casa di Larin” –. Questi ragazzi che arrivano da terre lontane, dopo aver affrontato sacrifici, paure e peripezie rischiando anche la vita, sono per noi come dei figli da amare e da accudire. Facciamo tutto questo aiutati anche da famiglie e gente comune. Per noi è un aprire le porte a Cristo e anche loro ci regalano quotidianamente qualcosa d’importante ed un pizzico di emozione». Solidarietà vera che sgorga spontanea dall’animo di chi si è messo al servizio dei fratelli più deboli.
I tre giovani africani si chiamano David, proveniente dalla Nigeria, Djakary, ivoriano, e Tony che arriva dal Gambia. Quest’ultima storia, in particolare, è ricca di significato. Due anni fa, appena 16enne, lasciò la famiglia partendo dalla sua città Serekunda, la più grande del Gambia, col sogno di giocare a calcio in Italia. Prima, la traversata di tre settimane per andare in Libia, poi l’estenuante viaggio in mare per raggiungere le coste italiane pagando con i suoi risparmi i trafficanti di essere umani. «Da Tripoli mi imbarcai su un gommone dove salirono altre cento persone, tra cui molti bambini – racconta Tony –. Stipati come sardine, col buio della notte e le onde del mare che facevano paura, arrivammo a Lampedusa. Quel giorno rividi la luce». Una volta approdato a Bari, con il cuore gonfio di speranza, Tony ha avuto modo di incontrare gli operatori di “Mama Africa” che si occupa di integrazione tra immigrati e italiani nel territorio pugliese con progetti di cultura, arte e sport. Durante una partita di calcio, venne notato dal direttore sportivo della Vigor Moles, una società di Promozione, Giulio Mastrolonardo. Così nell’agosto scorso è cominciata l’avventura nel calcio dilettante di casa nostra. Il giovane gambiano è diventato il centravanti della squadra allenata da Martino Traversa (ex Bologna. Perugia e Lecce in serie A) che rappresenta la città di Mola, accolto con entusiasmo e affetto dai tifosi che lo hanno soprannominato la “pantera” per le sue movenze feline e la sua velocità. Finora ha segnato 11 gol tra campionato e Coppa Italia. «Per me è stato come toccare il cielo con un dito. Qui mi hanno accolto bene e sono felice. So che devo migliorare, anche perché vorrei tanto poter giocare un giorno tra i professionisti e magari calcare le orme del mio idolo Icardi». (N. Lavacca – Avvenire)



