“Storie di semola” al festival Librarsi di Asola: “Educare alla lettura significa educare alla diversità”

Milano – “Scoprire che la lettura possa diventare una finestra su realtà tanto vicine ed al contempo lontane, trasforma un ammasso di carta stampata in un processo di crescita” – confida Damiano Meo, autore di “Storie di semola e semplicità” (Fondazione Migrantes e Tau). Lo scrittore, nella mattinata di sabato, sarà ospite del festival “Librarsi” di Asola per conversare con 170 studenti delle classi terze dell’Istituto Comprensivo Completo. Nel pomeriggio si uniranno al dialogo anche i genitori degli alunni, perché “non esistono letture per grandi e piccini, ma soltanto spunti su cui riflettere insieme”- puntualizza Damiano. Nel corso dell’evento verrà proiettato anche un cortometraggio dal titolo “Save Our Souls”, sull’esperienza della migrazione, realizzato dallo stesso autore, attraverso alcuni filmati forniti da migranti che hanno attraversato il Mediterraneo. La narrazione inizia con un “quasi Natale” nella cucina di una donna musulmana. E da lì si sposta in ambienti lavorativi e in strada, attraversando festività musulmane e cristiane, con la leggerezza di chi ha voglia di scoprire il vicino di casa ed il bagaglio di tradizioni che custodisce. In un condensato di  pagine il tascabile “Storie di semola” delinea il fenomeno migratorio italiano ed europeo attraverso prospettive multiple: la cucina, le ibridazioni linguistiche e i dati. Tali argomenti vengono affrontati con un linguaggio adatto a tutti, per creare ponti in maniera trasversale. L’iniziativa rientra all’interno di un progetto di educazione alla lettura della durata di una settimana, con cadenza annuale, proposta dall’Istituto di Asola in collaborazione con altri enti, tra cui la Fondazione Exodus di don Antonio Mazzi. Incontri, dibattiti, laboratori, proiezioni e teatro all’insegna della scoperta di libri, culture e luoghi. “Se è vero che le parole non possano cambiare il mondo, possono però far qualcosa per migliorarlo” – ama ripetere Damiano, con un sorriso carico di speranza: “bisogna partire dal presupposto che nessuno sia cattivo per sua natura, ma la cattiveria sia il risultato di prigioni culturali, mentali e materiali, quelle fatte di pregiudizi, diffidenze, bugie, controversie e stenti”. Così la letteratura diviene il pretesto per porre le basi di una crescita globale dell’individuo, quella fatta di esperienze concrete e di dialoghi, per imparare, conoscere, convivere ed essere autentici. “È buona la scuola che, attraverso la propria progettualità, mette in relazione, crea legami, affinità, comprensione reciproca; apre all’altro, al diverso, al nuovo. È buona la scuola che rende capaci di costruire non muri, ma ponti” – riporta il manifesto della struttura scolastica che ha organizzato l’evento. “Basterebbe osservare lo spessore di una pagina ed il suo peso per comprendere quanto la misurazione quantitativa spesso sia riduttiva, perché non svela nulla del contenuto racchiuso in quel foglio; bisognerebbe iniziare a misurare più spesso anche in termini emotivi per comprendere, o almeno percepire, la globalità di gesti, momenti e situazioni”- conclude l’autore, guardando la pioggia scrosciante che profuma l’aria di novità e vita.