Torino: la diocesi impegnata nel risolvere la situazione dei rifugiati dell’exMoi

Torino – “Le difficoltà aumentano e crescono forme vecchie e nuove di crescente povertà. Per la Chiesa di Torino l’impegno ad accogliere i rifugiati e l’attenzione al welfare in generale per far fronte alle situazioni di chi perde il lavoro o non lo trova o non ha più una casa, o vive per strada, non verrà mai meno. Credo che ciò sia molto apprezzato ed è ciò che la città si aspetta da noi. Anche per questo sono stupito quando riscontro che certe istituzioni al contrario penalizzano sempre più gli oltre cento oratori e le scuole paritarie, in particolare le sessanta scuole dell’infanzia che, mediante una rete capillare in tutta la città, assicurano servizi fondamentali per migliaia di famiglie”. A dirlo, in una intervista a “La Stampa” è l’arcivescovo di Torino, Mons. Cesare Nosiglia parlando dell’occupazione di alcune palazzine dell’Ex Moi. Le palazzine sono state occupate  alla chiusura del progetto “Emergenza Nord Africa”.

“Oltre 20mila persone in Italia – dice il Direttore Migrantes, Sergio Durando –  si sono trovate ad uscire dal quel progetto. A Torino c’è stata una prima occupazione che evidenzia un vuoto nella filiera dell’accoglienza perché non sempre ‘uscire” da un progetto corrisponde ad una integrazione sociale ed autonoma”. Per Durando oggi è difficile quantificare il numero delle persone che occupano le palazzine  ma certamente si aggira tra i 1000 e i 1500 persone. La diocesi di Torino, attraverso la Migrantes è impegnata nel trovare delle soluzioni per questi, uomini, donne, nuclei familiari, che oggi si trovano senza casa.

“Il nostro compito – dice Mons. Nosiglia – è richiamare sempre la centralità di ogni persona che abita le palazzine dell’ex Villaggio Olimpico e le sue concrete esigenze e possibilità. Per questo fra i servizi della Diocesi lavoriamo in sinergia e in stretta collaborazione con tutti. Inoltre, vogliamo salvaguardare il criterio che si è rivelato vincente: non concentrare numeri troppo elevati di persone nei luoghi dove si intende offrire loro un alloggio alternativo al Moi”. Le premesse – aggiunge il presule –  “mi sembrano positive visto anche l’impegno della Compagnia di San Paolo e di uno staff di persone qualificate che hanno in mano l’operazione. E viste le responsabilità che si sono assunti sia il Comune che la Prefettura, insieme con Migrantes per conto della Diocesi”. Per prima cosa occorre ascoltare uno per uno gli individui che saranno coinvolti, “sia per conoscerne le necessità e poter concordare insieme un percorso non solo di ‘altra’ accoglienza ma di inclusione sociale appropriata alle condizioni e potenzialità positive di ciascuno”. Bisogna capire che quando si è “trovato un altro posto per abitare non abbiamo finito: si tratta di accompagnare giorno per giorno la vita concreta delle persone e delle famiglie”. Oggi la Diocesi torinese, con le parrocchie e gli istituti religiosi garantisce quasi un migliaio di posti in accoglienza: “ lo sforzo che stiamo facendo non è poca cosa. Sono fiducioso che si possa comunque raggiungere un buon risultato. Abbiamo attivato un censimento che è ancora in corso per verificare le concrete ulteriori disponibilità”. (R.I.)