Bruxelles – Rafforzare la Guardia Costiera libica e la sorveglianza delle frontiere sud della Libia, migliorare le condizioni dei migranti nel Paese nordafricano e favorirne il rimpatrio volontario. Sono i punti chiave di una comunicazione della Commissione Europea sulla rotta migratoria del Mediterraneo Centrale presentata ieri dall’Alto rappresentante per la politica Estera UE, Federica Mogherini, e dal commissario alla Migrazione, Dimitris Avramopoulos. Le idee della Commissione (che non contengono grandi novità) sono in linea con quelle su cui sta lavorando la presidenza di turno maltese dell’Ue, in vista del Consiglio Europeo informale a Malta del 3 febbraio, che sarà dedicato proprio ai flussi nel Mediterraneo centrale. Nel solo 2016, ricorda la Commissione, 181.000 persone sono arrivate così nell’Ue (Italia in primis), per Bruxelles siamo di fronte a un «movimento strutturale dall’Africa sub-sahariana». Un tema assolutamente cruciale per l’Italia e per Malta, le loro iniziative bilaterali, ha detto Mogherini, «si adattano perfettamente» al pacchetto della Commissione.
L’Alto rappresentante ha precisato che «non si tratta di replicare il modello dell’accordo tra UE e Turchia perché quella è una situazione completamente diversa, e con flussi diversi», vista la difficile situazione interna in Libia e il fatto che si tratta per lo più di migranti ‘economici’, a differenza dei profughi siriani passati per la Turchia. L’idea di Bruxelles è piuttosto quella di aiutare i libici a migliorare il controllo delle coste libiche e delle proprie acque territoriali per combattere gli scafisti e impedire le partenze. La missione navale Ue anti-scafisti EunavforMed ‘Sofia’ (che opera in acque internazionali) ha avviato a settembre una missione di addestramento della Guardia Costiera libica, adesso, dice Mogherini, «la vogliamo rafforzare». Si parla di un milione in più, più altri 2,2 milioni per il coordinamento, sotto l’egida del Ministero dell’Interno italiano, con altre missioni di addestramento UE (come quella di Frontex).
«L’obiettivo principale – si legge anche in un documento interno della presidenza maltese di cui Avvenire ha copia – è avere una Guardia Costiera nazionale pienamente addestrata e in grado di monitorare e controllare i confini marittimi del Paese». In teoria, resta la possibilità di consentire a Eunavfor-Med di operare in acque libiche, ma per ora non sembra esserci consenso. Soprattutto, avvertono fonti diplomatiche coinvolte nelle discussioni, «non si parla di un blocco navale». Contemporaneamente, Bruxelles insiste sul miglioramento del controllo delle frontiere meridionali libiche (esiste già una missione UE) e la cooperazione regionale della Libia con Niger e Ciad per controllare i flussi dall’Africa subsahariana, nonché con Tunisia e l’Egitto per evitare che i flussi si allarghino anche a questi due Paesi. Quest’anno inoltre dovrebbe inoltre entrare in funzionare la rete ‘Seahorse Mediterranean’, per coordinare la sorveglianza delle frontiere marittime dei Paesi delle due rive del Mediterraneo (Ue e nordafricani), chiave contro gli scafisti. Il corollario dello stop ai flussi è la necessità di migliorare la situazione dei migranti in Libia incrementando gli aiuti che l’UE già dà a OIM e ACNUR, sia per migliorare l’accoglienza, sia per favorire i rimpatri volontari assistiti, allargando il programma già in atto. Per i migranti in Libia, i rimpatri e la guardia costiera, la Commissione propone di utilizzare 200 milioni di euro dal Fondo fiduciario per l’Africa lanciato nel 2015.



