Barcellona: una messa in ricordo delle vittime e per dire no al terrorismo

Barcellona – A Barcellona si
appoggia ora “un nuovo stile di convivenza, nel rispetto dei
diritti umani, superando le differenze e le esclusioni. Abbiamo
dimostrato di essere un popolo che non ha paura. L’unione ci
rende forti, le divisioni ci distruggono”. A dirlo ieri l’arcivescovo di Barcellona, il card.  Joan Josep Omella, durante la messa internazionale nella basilica della Safrada Familia alla quale hanno partecipato  oltre mille e
duecento persone. Tra questi molti italiani insieme al missionario Migrantes don Luigi Usubelli. Una messa blindata viste le circostanze, ma aperta a
tutti in risposta al terrorismo alla presenza delle massime autorità spagnole Felipe VI e la regina Letizia, il premier Mariano Rajoy, il
presidente catalano Carles Puidgemont, la sindaca di Barcellona
Ada Colau e la sua collega di Madrid Manuela Carmena.  Presente anche la comunità musulmana della città. “Apprezziamo – ha detto il card. Omella –  i tanti segni di vicinanza e preghiera in questi momenti di dolore per la nostra città, per le famiglie che hanno sofferto il colpo dell’attacco e per tutte le persone buone”. Il porporato ha riferito si sua telefonata, sul proprio cellulare, da parte di Papa Francesco che il giorno prima aveva inviato un telegramma attraverso che il Segretario di Stato, il card. Pietro Parolin. “Siamo in questo luogo sacro”, ha detto il cardinale, “progettato per essere” luogo di preghiera “per i peccati del mondo. E non è un peccato molto grave attentare contro la vita degli altri, del prossimo, di esseri innocenti e bambini?” ha domandato il cardinale rivolgendosi ai fedeli nell’omelia. “Il nostro silenzio e la nostra preghiera, la nostra presenza in questo luogo santo sono un segno di condanna per l’attacco e una preghiera per chiedere a Dio, Padre di ogni bontà, di cambiare i nostri cuori di pietra e darci un cuore di carne, pieno di sentimenti di umanità, fraternità, misericordia e pace”. Sabato una Messa nella Chiesa di Sant’Anna, dove si riunisce ogni settimana la comunità italiana, seguita da una fiaccolata silenziosa e un momento di preghiera sul luogo della tragedia. (Raffaele Iaria)