P. Baggio “ampliare canali legali e sicuri”

Roma – Nel messaggio di Papa Francesco per la Giornata mondiale del migrante e rifugiato che si celebra il prossimo 14 gennaio “vengono date indicazioni molto pratiche”, tra cui “ampliare canali legali e sicuri per tutti i migranti attraverso i visti umanitari, i programmi di sponsorship, i canali umanitari, i visti di studio per giovani rifugiati che vivono nei campi”. A commentare il messaggio, reso pubblico oggi, in una intervista al Sir è padre Fabio Baggio, sotto-segretario della Sezione migranti & rifugiati del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale. “C’è un appello molto chiaro perché la Chiesa si impegni a proporre queste buone pratiche in tutto il mondo – spiega -, con un coinvolgimento diretto da parte delle Conferenze episcopali e dei movimenti cattolici nel sensibilizzare le comunità ai due Global compacts (patti globali) che verranno firmati nel secondo semestre 2018 dalla comunità internazionale: uno sui migranti internazionali e l’altro sui rifugiati. In questo processo la Chiesa cattolica è chiamata ad essere più attivamente presente. Questi principi fanno riferimento alla dottrina sociale della Chiesa, ma si trasformano in buone pratiche e indicano soluzioni a problematiche presenti”. Tra le buone prassi padre Baggio cita “il canale della riunificazione familiare, un diritto che la Chiesa ha sempre promosso, sarebbe una via interessante attraverso la quale molte persone potrebbero arrivare in modo sicuro e legale nel nostro Paese”. Il Papa, inoltre, “accenna all’importanza di proteggere i migranti fin dalla partenza sia durante il transito – ricorda -, offrendo loro tutte le informazioni necessarie per decidere se partire o no, dove e come andare. Poi nel Paese di arrivo attraverso le missioni diplomatiche e quelle forme di protezione e assistenza fornite dalla società e dai governi locali, provvedendo a dare informazioni perché possano permanere in situazione regolare o regolarizzare la loro posizione”.

“La cittadinanza – ha poi detto il religioso – non è soltanto un passaporto ma è prendersi un impegno con un luogo, con un territorio”. “I diritti ius sanguinis e ius soli possono coesistere, come già avviene in molti Paesi. Dipende semplicemente dalla volontà di mettersi in gioco”. La Chiesa italiana – ha spiegato p. Baggio – ha esplicitato molto chiaramente la posizione: ogni bambino che nasce deve avere una nazionalità, sia quella dei genitori (qualora lo prevedano e utilizzino i canali adeguati allo scopo) oppure riconosciuta dallo Stato”. Il sotto-segretario aggiunge poi una considerazione personale: “In questi casi è sempre opportuno insistere non tanto sul diritto ma sul fatto che appartenere ad una nazione è una scelta personale e responsabile. Da questa scelta derivano una serie di doveri e responsabilità di partecipazione, di crescita, di sviluppo del Paese in cui si ha deciso di vivere”. Nel messaggio il Papa chiede anche di riconoscere “le capacità e le competenze dei migranti con la convalida di titoli di studio e professionali, perché queste persone possano offrire il meglio e approfondire la loro istruzione” e la loro presenza sia “un contributo e una opportunità di sviluppo per i Paesi che li ricevono”. Tra le proposte contenute nel documento, quella di “riconoscere ai migranti e ai rifugiati che permangono per lungo tempo un facile canale di nazionalizzazione. Per chi è nei Paesi da 20 o 30 anni in permanenza irregolare si può cercare una facile soluzione, con formule di regolarizzazione straordinaria che in qualche Paese sono state già previste”.