Migrantes: a Pastorale dell’accoglienza….aprire spazi…costruire traiettorie

Al Corso di pastorale migratoria in corso a Roma

Roma – Per rispondere al mandato divino “custodire e coltivare”, la pastorale dell’accoglienza deve “aprire spazi e costruire traiettorie, sapendo che le migrazioni rappresentano una chance per vivere la cattolicità”. E’ quanto affermato oggi pomeriggio Mario Affronti, Direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Palermo intervenendo al Corso di pastorale migratoria promosso dalla Fondazione Migrantes e in corso a Roma e al quale partecipano circa 60 persone provenienti da diverse diocesi italiane. “Ciò si può ottenere individuando – ha detto Affronti – quel filo rosso che permette di comprendere come l’accoglienza, da nobile prassi etica, deve diventare segno espressivo della benevola ed accogliente natura divina e quindi luogo rivelatore della stessa misteriosa vita trinitaria”. Per il direttore della Migrantes di Palermo la pastorale dell’accoglienza deve “aprire spazi di giustizia, in quanto non si può offrire per carità ciò che è dovuto per esigenze di diritto e di dignità umana, e di cittadinanza che a sua volta richiede inclusione, partecipazione e condivisione. Deve cercare di eliminare gli ostacoli all’accoglienza come l’etnocentrismo che, nelle sue varie espressioni e paradigmi (superiore/inferiore, moderno/arretrato), è spesso presente anche nella chiesa. Bisogna capire che tale atteggiamento nasce dalla paura dell’estraneo (paura della contaminazione, della depauperazione e della sperequazione)”. La risposta “erronea” è quella dell’ “assimilazione culturale, così spesso praticata anche contro i più nobili intenti” mentre la prospettiva dell’integrazione si basa invece “sulla complementarietà, sulla reciprocità e sulla responsabilità”.