Lampedusa – C’era un neonato, tra i 220 migranti sbarcati a Lampedusa ieri mattina. Avvolto alla buona in qualche vestito, la bocca spalancata e gli strilli della fame. «Dov’è la madre?» chiede qualcuno al ragazzo che lo tiene maldestramente fra le braccia.
Quando ci si mette in fila, a un passo dalla terraferma, a volte succede che anche i piccoli per qualche istante finiscano in braccio a un compagno di viaggio. E invece no, il neonato di Lampedusa una mamma non ce l’ha. «È morta, morta in Libia» sussurra il giovane, gli occhi sbarrati dalla violenza vista e subita. Prima di caricarli sulla nave fatiscente, mentre aspettavano ammassati sulla spiaggia, sotto le minacce degli scafisti, a sua moglie si sono rotte le acque. S’è accasciata a terra e tra le gente, terrorizzata e stremata, ha partorito. È morta, anche. Di parto. Non c’era tempo per soccorrerla, nemmeno per piangerla. Il padre s’è preso il piccolo ancora insanguinato e se l’è portato via, in mare. Il cadavere che s’allontanava all’orizzonte, sulla sabbia. Papà e piccolo sono stati tratti in salvo dai volontari impegnati sulla nave Golfo Azzurro della ong spagnola Proactiva Open Arms e poi, sul molo di Lampedusa, accolti dal medico Pietro Bartolo. Tra i migranti sbarcati molti siriani, tra cui 15 bambini sotto i 10 anni. Quelli in fuga da guerra e bombe, per chiarezza nei confronti di chi crede si debba fare una distinzione tra chi salvare in mare. I piccoli sono stati trasferiti negli ospedali, il neonato d’urgenza ad Agrigento, con un elicottero perché in grave crisi respiratoria.
Loro, almeno, dal mare sono stati raccolti. Quello che non è successo ai 60 bambini – e ai 370 adulti – morti nelle acque vicino a Malta l’11 ottobre 2013, semplicemente perché le autorità dell’isola e quelle italiane non riuscivano a mettersi d’accordo su chi dovesse intervenire per soccorrere la nave. Tempi in cui le ong non presidiavano le acque del Mediterraneo. Sull’episodio è tornato, in un’inchiesta corredata da audio e immagini choc, il giornalista Fabrizio Gatti sull’Espresso. Non ce l’ha fatta neppure un bambino di tre anni, che arriva oggi a Salerno sulla nave di Frontex Siem Pilot con 990 migranti da Nord Africa, Pakistan, Bangladesh e dalla regione del Kashmir. Sul tema dei salvataggi in mare domani è stata convocata una conferenza stampa a Montecitorio dall’Associazione ong italiane e dal Forum del Terzo settore per chiarire la posizione delle organizzazioni e pubblicizzare i bilanci. (V. Dal. – Avvenire)



