Card. Bagnasco: la campagna, “Liberi di partire, liberi di restare” è un segno della Chiesa italiana

Città del Vaticano – La campagna, “Liberi di partire, liberi di restare” è un segno della Chiesa italiana, perché “cresca la consapevolezza delle storie dei migranti, si sperimenti un percorso di accoglienza, tutela, promozione e integrazione dei migranti che arrivano tra noi, non si dimentichi il diritto di ogni persona a vivere nella propria terra”. A dirlo questa mattina il Presidente della CEI, il Card. Angelo Bagnasco, nella sua prolusione che ha aperto la seconda giornata dei lavori dell’Assemblea CEI. Grazie alle “reti virtuose” delle parrocchie, delle aggregazioni, dei volontari; delle Caritas, degli Uffici per i migranti (Migrantes), etc, le forze “si sono moltiplicate” per costruire una “capillare presenza” sul territorio.

Nella sua relazione di fine mandato il porporato ha voluto ringraziare tutti a partire da papa Benedetto XVI e papa Francesco che hanno posto in lui “fiducia” per poi soffermarsi su alcuni punti centrali degli ultimi anni e per ribadire ancora una volta  “No al ddl sul fine vita”, no al maltrattamento della famiglia e per esprimere la preoccupazione “ da un marcato populismo”. Rivolgendosi ai poveri ed ai sofferenti il card. Bagnasco ha detto che “la storia della Chiesa italiana è nota a tutti, e si è dilatata in questi lunghi e durissimi anni di crisi perdurante. La povertà è cresciuta, il solco delle disuguaglianze è più profondo, la piaga della non occupazione è terribilmente diffusa e lacerante per giovani, impossibilitati a fare un progetto di vita, per gli adulti umiliati a essere inerti e a dover dipendere dai genitori o da altri. Non si può vivere a lungo senza sentirsi utili e autonomi. Il nostro sguardo di pastori non si è mai stancato di guardarvi e di scorgere i segni dei vostri disagi fisici, sociali, morali, emotivi”. “Il vostro mondo – ha aggiunto – non ci è sconosciuto, per questo vi diciamo una parola con rispetto e umiltà: a voi, che soffrite nella carne preoccupazioni e pene. Il lavoro, la malattia, la fuga disperata da fame, guerra, persecuzione, la solitudine che uccide, il male di vivere, il traffico di esseri umani… e ogni forma di indigenza che compone la condizione umana, trovano eco nei nostri cuori che hanno ricevuto il sigillo del cuore di Gesù. A voi tutti rinnoviamo la nostra vicinanza concreta, sapendo che non è nelle nostre mani il sistema sociale. Continueremo però nella nostra missione, che è l’onore di annunciare la salvezza di Cristo e di partecipare al bene comune. Proprio questo orizzonte ci ha fatto prendere le distanze dal disegno di legge sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento: l’abbiamo fatto a tutela del malato e dei suoi famigliari, e del loro rapporto con i medici, i quali non possono vedersi ridotti a meri esecutori”. Bagnasco non ha dimenticato di evidenziare  il tema della demografia, dei giovani e della disoccupazione. “Non è possibile – ha detto –  che le politiche familiari siano sempre nel segno di piccoli rimedi, quando sono necessarie cure radicali”. E sul “dramma della disoccupazione” ha evidenziato che “il compito di mantenere le nostre aziende e di crearne di nuove è certamente di molti. Ma la politica in solido ha la responsabilità primaria non delegabile di creare le condizioni di possibilità e di incentivare in ogni modo la geniale capacità dei nostri lavoratori. Non si tratta solo di assicurare stipendi, ma anche di riconoscere la dignità professionale e produttiva del nostro popolo. Tempi così nuovi e così drammatici richiedono anzitutto uno sforzo di umiltà e di approfondimento che ci aiuti ad approdare a nuove soluzioni per promuovere bene comune e dignità della persona; per non arrenderci alle logiche inique di un’economia scivolata nella finanza, ma poter favorire quanto meno un mercato sociale”. Bagnasco ha quindi citato le Settimane Sociali e all’impegno delle diocesi a “identificare ad oggi, nel territorio italiano, più di 300 buone pratiche in materia di lavoro, di cui approfondire caratteristiche e punti di forza. Dalla ricognizione sulle buone pratiche sta nascendo una nuova proposta per l’Italia e per l’Europa, in grado di dare gambe alle potenzialità e alle opportunità inscritte in questi nuovi semi di speranza”. E poi il tema famiglie  “collaboratori del miracolo della vita, scuola di società, messaggeri di una visione alta e nobile, benefica e seria della vita e della morte, del mondo e del destino”. (R.I.)