Mons. Perego: una nuova Pentecoste quella che abbiamo vissuto insieme oggi

Cremona – “La scelta preferenziale dei poveri, l’accoglienza e l’accompagnamento dei migranti costruiscono veramente una Chiesa, favoriscono nuovi stili di vita e cammini di santità cristiana, rinnovando la bellezza della città”. Lo ha detto oggi pomeriggio il neo vescovo di Ferrara-Comacchio, Mons. Gian Carlo Perego, al termine della celebrazione della sua ordinazione episcopale ricordando gli ultimi 15 anni spesi in Caritas Italiana e successivamente, negli ultimi nove anni, nella Fondazione Migrantes. “E’ una nuova Pentecoste, quella che abbiamo vissuto insieme oggi,  perché attraverso il suo Spirito, il Signore ha voluto ‘formare’, ‘informare’, ‘riformare’ la mia mente, il mio cuore, la mia anima per servire la Chiesa particolare di Ferrara-Comacchio”, ha detto Mons. Perego che ha voluto ringraziare il vescovo di Cremona, Mons. Antonio Napolioni che ha presieduto la celebrazione, i due vescovi concelebranti – Mons. Guerino Di Tora, Presidente della Fondazione Migrantes e Mons. Luigi Negri, predecessore sulla cattedra di Ferrara-Comacchio, i vescovi presenti, una trentina, i sacerdoti, le autorità tra civili e militari ma anche i dipendenti della Migrantes e i laici della CEI.

“Parto da questa Chiesa con due valigie”, ha detto Mons. Perego parafrasando il titolo di un recente volume, ‘La vita in due valigie’ pubblicato dalla Migrantes e scritto dalla giornalista Anca Martinas. Nella prima valigia “non ci possono che essere i ricordi, non fotografie scolorite, ma esperienze vive, attorno alle quali ritrovo una tradizione cristiana, familiare, parrocchiale, ecclesiale” a partire dai primi anni nel suo paese natale Agnadello fino agli anni del seminario e agli anni di sacerdozio a servizio del vescovo Assi e poi alla Caritas diocesana. Nella seconda valigia i “sogni”: “ci sono sogni che ritornano continuamente e informano le mie scelte, si confrontano con le mie decisioni di servire la Chiesa, continuamente rinnovate in questi anni”. Il primo sogno “vede protagonista il vescovo Assi” al quale Mons. Perego è molto legato: Il sogno di “una Chiesa giovane, libera, fedele al vangelo, aperta al dialogo, rispettosa degli ordinamenti delle istituzioni e docile al soffio dello Spirito”, come diceva durante la vista pastorale nel 1983.  “E siccome i sogni  non sono come le cose, ma si possono condividere pur restando in luoghi diversi, questi sogni li prendo con me e li condividerò con la Chiesa di Ferrara e Comacchio, ma rimangono  anche a Voi, a questa Chiesa in Cremona”, ha detto Mons. Perego che al termine della celebrazione ha voluto consegnare alla Chiesa di Cremona, nelle mani del vescovo Mons. Napolioni, “la vita di S. Omobono, in lingua spagnola, pubblicata a Madrid nel 1719”. “Non ho avuto il tempo di studiarla – ha detto –  se sia un’opera originale o la traduzione di altre vite nella stagione della sofferta sottomissione di Cremona alla Spagna; oppure il contributo di fede e carità che Cremona ha regalato alla Spagna. E’ un segno, un ricordo, di un Santo, il patrono di Cremona, la cui forza nella carità e nella giustizia, formate dall’Eucaristia e dal Crocifisso, e il desiderio di pace  e di dialogo per la città, sono state per me strade di vita cristiana. Oggi a Cremona invitato ad essere Buon Pastore; domani a Ferrara allenato ad essere Pescatore, pescatore di uomini”. (Raffaele Iaria)