Mons. Di Tora: “aprire alla possibilità di un permesso di soggiorno umanitario anche per numerosi diniegati”

Agrigento – “Le migrazioni non sono un fenomeno emergenziale, che dura pochi anni e poi tutto torna nella normalità, ma sono un fenomeno epocale come lo è stato in varie epoche della storia. Chi fa previsioni dice che questo fenomeno durerà forse 20-30 anni, per cui va preso in seria considerazione anche se ci si è trovati quasi senza preparazione”.

E’ quanto ha detto Mons. Guerino Di Tora, Presidente della Fondazione Migrantes e della Commissione Episcopale CEI per le migrazioni, intervenendo ad Agrigento alla prima Conferenza internazionale sui temi delle migrazioni che si conclude oggi. “Purtroppo oggi si parla di popoli, non più di persone; di numeri, non di individui. E così l’essere umano creato ad immagine di Dio passa in secondo piano”, ha osservato Di Tora, che ha sottolineato come “l’Italia da Paese di emigrazione è diventato Paese di forte immigrazione passando dai 268mila del 1987 ai 5 milioni di immigrati di oggi”. Questo comporta “la crescita del numero di cattolici con quasi 1 milione proveniente da altre Chiese, la nascita di quasi 700 comunità etniche, l’arrivo di 2300 sacerdoti stranieri per seguire queste comunità”. Oltre a presentare l’esperienza della Fondazione Migrantes, l’impegno e le finalità, il vescovo ha parlato anche dell’aspetto biblico-teologico delle migrazioni, soffermandosi sull’accoglienza dello straniero.

Mons. Di Tora ha quindi rilanciato la possibilità di un permesso di soggiorno umanitario anche per numerosi diniegati perché “oggi la guerra non è soltanto quella per le armi ma c’è la guerra della siccità, della fame, della miseria”. Di Tora ha ricordato che “nel periodo 2005-2015 4,8 milioni di italiani sono emigrati all’estero, con il 42% di studenti e gli altri per lavoro”, una perdita per certi versi compensata da “oltre 5 milioni di persone di 198 nazionalità diverse presenti in Italia”. Ma, da noi “l’immigrazione cresce attraverso gli immigrati che sono già presenti nel nostro Paese (ricongiungimenti e nascite) piuttosto che per nuovi lavoratori”. Provando ad individuare problemi e prospettive, il presule ha sottolineato che bisogna “segnalare all’Europa con preoccupazione gli esiti delle politiche di gestione dei flussi migratori” con una sorta “di selezione di nazionalità ammesse dall’Unione” che lascia “migliaia di persone escluse, senza altra prospettiva che quella di rivolgersi ai trafficanti”. I “tre hotspot di Lampedusa, Trapani e Pozzallo sono centri chiusi”, ha aggiunto Di Tora, denunciando come “sono dei lager che somigliano più a dei Cie che a dei centri di accoglienza”. Il vescovo ha poi indicato la necessità di “riuscire a dare una risposta più competente e celere alle persone che fanno domanda di protezione internazionale, riformando il sistema delle Commissioni territoriali e aumentandone il numero”. Di Tora ha concluso accennando ai corridoi umanitari e al progetto “Liberi di partire, liberi di restare” della CEI.