Papa Francesco saluta la comunità boliviana di Roma

Città del Vaticano  – “Un pensiero speciale alla comunità boliviana che vive a Roma e festeggia la Virgen de Copacabana”. Con queste parole Papa Francesco ieri ha salutato, al termine della preghiera mariana dell’Angelus in Piazza San Pietro, la comunità di cittadini boliviani che vivono a Roma  e che festeggiano  la Virgen de Copacabana”. Una devozione molto forte quella della comunità boliviana verso questa Madonnina che ha dato il nome alla più celebre Copacabana di Rio de Janeiro. Una copia della Madonna boliviana fu infatti portata nel quartiere della città brasiliana, che allora, XVII secolo, si chiamava Sacopenapa. Da allora la spiaggia e il quartiere di Rio presero il nome dalla cappella della Vergine di Copacabana, la città della Bolivia. Prima della preghiera dell’Angelus, commentando  le letture bibliche della domenica della Santissima Trinità,  il pontefice h detto che la misericordia è ciò attraverso cui Dio “si offre a noi per colmare i nostri limiti e le nostre mancanze, per perdonare i nostri errori, per riportarci sulla strada della giustizia e della verità”. “La comunità cristiana, pur con tutti i limiti umani – ha detto papa Francesco –  può diventare un riflesso della comunione della Trinità, della sua bontà e bellezza, ma questo, come testimonia san Paolo, passa necessariamente attraverso l’esperienza della misericordia di Dio, del suo perdono”.  Bergoglio ha quindi ricordato la figura di Itala Mela proclamata beata sabato scorso a La Spezia.” Cresciuta in una famiglia lontana dalla fede, nella giovinezza si professò atea, ma si convertì  in seguito ad una intensa esperienza spirituale”, ha detto il Papa : Itala Mela “si impegnò tra gli universitari cattolici; divenne poi Oblata benedettina e compì un percorso mistico centrato sul mistero della Santissima Trinità, che oggi in modo speciale celebriamo. La testimonianza della nuova Beata  ci incoraggi, durante le nostre giornate, a rivolgere spesso il pensiero a Dio Padre, Figlio e Spirito Santo che abita nella cella del nostro cuore”. (R. Iaria)