Migrantes Cosenza: LabRom a Cosenza per uno spazio di riflessione sulla situazione abitativa

Cosenza – Sabato 10 e domenica 11 giugno LabRom ha fatto tappa a Cosenza presso la Parrocchia di San Nicola,creando uno spazio di condivisione e riflessione sul tema della segregazione abitativa in Calabria. Dopo una breve introduzione curata da Giuseppe Fabiano, responsabile dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Cosenza- Bisignano, Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 Luglio ha aperto i lavori con l’analisi della ghettizzazione delle comunità rom in Italia, divulgando una serie di dati elaborati dall’associazione 21 Luglio Onlus e tratti dal Rapporto annuale sulla condizione rom e sinti in emergenza abitativa in Italia. I dati diffusi hanno ben fotografato la precaria situazione in cui vivono le 180mila persone rom e sinti presenti sul territorio nazionale. Evidenziando come le occupazioni siano il segnale del fallimento delle politiche abitative, Stasolla ha focalizzato l’attenzione anche sulla problematica dello sgombero indotto dei campi e su quella delle baraccopoli. L’intervento di Giacomo Marino ha riguardato, invece, la situazione calabrese. Partendo dal contesto urbano di Reggio Calabria, Marino ha messo in luce le tre tappe storiche dello spostamento dei rom in Calabria. Si è passati infatti da una allocazione vicino ai fiumi, tipica degli anni ’60-’70, ad una fase in cui vi è stato un progressivo spostamento nelle baraccopoli per poi arrivare a quella degli alloggi popolari. “Dal ghetto della fiumara, al ghetto nella città al ghetto nelle case popolari, così si può riassumere lo spostamento”, ha ricordato Marino il quale ha particolarmente sottolineato come il disagio  abitativo involga tre aspetti fondamentali: quello fisico (riguarda la struttura dell’abitazione), legale (ovvero il titolo) e sociale (l’habitat). Proprio tale ultimo aspetto diventa rilevante nella c.d. “questione rom”, perché la tendenza che da sempre si verifica è quella della concentrazione di persone povere nella stessa zona, basti pensare ad alcuni quartieri delle città di Cosenza e Reggio Calabria in cui la popolazione rom è stata allocata in quartieri privi non solo di capitale economico ma anche di quello sociale. La parte prettamente laboratoriale è stata avviata da Alessandro Petronio, il quale ha sollecitato i presenti a dare una definizione di ghetto, aprendo un dibattito sul tema. Nella giornata di ieri, ampio spazio è stato offerto al dato esperienziale, con le testimonianze sulla vita nel ghetto, coordinate da Giuseppe Fabiano e Franca De Bonis. I lavori si sono conclusi nel primo pomeriggio con un confronto tra i partecipanti, i quali hanno avanzato proposte inclusive per un percorso futuro comune. Grande successo ha riscosso la mostra fotografica “Ruspe contro Violini”, curata da Francesco Mollo, e allestita nei locali dove si è svolta la due giorni. Un bilancio positivo per un’attività formativa di matrice laboratoriale, volta a rintracciare delle soluzioni condivise per prevenire ed arginare il fenomeno della ghettizzazione della popolazione rom. (Alessia Prosperoso)