Roma – Nell’ultimo decennio i dati sulle acquisizioni di cittadinanza italiana hanno registrato un forte aumento: si è passati da 29mila nel 2005, a 66mila nel 2010 e a 100mila nel 2013. Dal 2013 la crescita è stata notevole, sino al picco di ben 178 mila nel 2015. Sulla scia di tale progressione, Istat nel 2016 stima 205mila acquisizioni di cittadinanza italiana, dunque un nuovo record.
Sono diventati italiani soprattutto molti di coloro che appartengono a comunità di antico insediamento e che hanno dunque maturato i requisiti di residenza o naturalizzazione: albanesi e marocchini in testa.
Negli ultimi anni è cambiata molto infatti la modalità con cui si ottiene la cittadinanza: se negli anni ‘90 e in parte nel 2000 era largamente maggioritario il matrimonio con cittadino/a italiano/a (gli anni delle migrazioni giovani e individuali), oggi (e velocemente in pochi anni) sono divenute prevalenti le acquisizioni ottenute a seguito di residenza regolare e continuativa sul territorio italiano (sintomo del processo di stabilizzazione delle presenze). Quasi parallelamente sono aumentati i giovani e giovanissimi che hanno ottenuto la cittadinanza perché trasmessa dai genitori e i 18enni che lo hanno scelto.
Se nel 2012 oltre 20mila cittadinanze erano state concesse a seguito di matrimonio (un terzo del totale), nel 2015 tale modalità ha rappresentato solo il 9,4% dei casi. La naturalizzazione o residenza oggi è diventata la modalità prevalente: più di 90mila nel 2015, pari al 51%. La trasmissione/elezione (modalità che interessa quasi esclusivamente i minori e i giovani) rappresenta oggi il 39,7%.
E’ molto significativo infatti il dato relativo alle età dei nuovi cittadini: il 40% di tutte le cittadinanze ottenute nel 2015 ha riguardato giovani fino ai 19 anni, divenuti italiani tramite trasmissione automatica dai genitori o per scelta al compimento dei 18 anni. Si tratta di un numero importante di giovani nati in Italia o ricongiunti che diventano italiani grazie a queste modalità previste dalla legislazione attuale. Dunque non solo nuovi cittadini, ma anche sempre più nuove famiglie italiane.
In Lombardia, prima in classifica, si riscontra la più alta percentuale di acquisizioni per trasmissione/elezione. Come è noto anche rispetto ai fenomeni demografici l’Italia presenta importanti variabilità in relazione ai diversi contesti regionali: la Lombardia oltre a detenere il primato per numero di nuovi cittadini nel 2015 (un quarto di tutte le acquisizioni) registra la più alta percentuale di cittadinanze ottenute tramite trasmissione/elezione (44,4%), dunque il più alto numero di giovani nuovi italiani. Nel Lazio e nelle regioni meridionali è più alto rispetto alla media nazionale il dato relativo alla modalità di acquisizione per matrimonio con cittadino/a italiano/a (oltre il 20% in Sardegna e Basilicata, tra il 14 e il 18% nelle altre regioni). In Friuli Venezia Giulia, Liguria e Umbria prevalgono le naturalizzazioni (56-58%).
L’Italia è al primo posto in Europa per numero di acquisizioni di cittadinanza. Nuovi cittadini italiani significa anche nuovi cittadini europei. L’Italia è il Paese UE che ha dato il maggior contributo per numero di acquisizioni di cittadinanza: un nuovo cittadino europeo su 5 è divenuto italiano. L’Italia è così salita al primo posto nella graduatoria europea per numero di acquisizioni di cittadinanza (21% del totale). Mentre nel nostro Paese le acquisizioni di cittadinanza aumentano, nel resto dell’Europa diminuiscono: secondo i dati Eurostat nel 2015 sono 840mila i cittadini stranieri che hanno ottenuto la cittadinanza di uno degli Stati Membri, il 6% in meno rispetto al 2014 e il 14% in meno rispetto al 2013, anno in cui furono quasi 1 milione le acquisizioni di cittadinanza nell’Unione Europea. In termini assoluti la diminuzione più significativa ha interessato la Spagna (-91mila rispetto al 2014), l’aumento più importante appunto l’Italia con +48mila acquisizioni in un anno.



