Bologna – “Quanti profughi sono costretti a scappare da Erode che colpisce senza pietà scatenando la violenza, armando le mani di mezzi di distruzione pericolosamente sempre più potenti, provocando la fame”. Lo ha detto sabato, Festa dell’Epifania, l’arcivescovo di Bologna Mons. Matteo Zuppi, durante l’omelia della Messa che ha celebrato nella cattedrale di San Pietro alla presenza delle comunità etniche presenti in diocesi. Tra le minacce, in particolare, per i profughi, il presule ha indicato “la nebbia fitta dell’indifferenza”, che “non fa vedere il prossimo, oscura la speranza e quindi il desiderio di futuro”.
“Nella nebbia non si vedono gli altri ma si finisce anche per non essere visti, tanto che alla fine per tutti la vita diventa insignificante, uno scarto, il cui valore non è più riconosciuto”. Ad alimentare questa visione è la “retorica della paura e dell’odio”, con le “frasi fatte dei populismi o dal dilagare inquietante e redditizio di false notizie”, ha evidenziato l’arcivescovo, richiamando, come riferisce il Sir, le parole pronunciate da Papa Francesco nella sua visita a Bologna. “Una nebbia che nasconde i veri problemi e responsabilità e allontana le vere e possibili risposte”. Mons. Zuppi ricorda in quest’ottica anche il messaggio del Papa per la Giornata mondiale della pace, il 1° gennaio, che “ci aiuta a vedere questa Epifania e a riconoscere i Magi anche nei tanti fratelli emigrati e rifugiati, cercatori di pace e di speranza”. “La famiglia di Dio non è mai chiusa in confini che escludono, che fanno guardare con sospetto e alzare muri – ha sottolineato l’arcivescovo -. La Chiesa è da sempre universale perché unisce tutte le genti. In essa non ci sono stranieri perché riceviamo tutti quella cittadinanza universale di essere di Dio e degli uomini, di cui ha parlato Papa Francesco”. Infine, l’invito a diventare “noi stessi Epifania di Dio con la nostra ospitalità, con la nostra attenzione concreta per persone che hanno affrontato cammini duri e pieni di rischi, con il dare valore all’altro e scoprire il tesoro che ha con sé e che questi rappresenta”.



