Migranti: nelle città la sfida di costruire “cantieri di pace”

Roma – «Le condizioni degli immigrati non sono buone; alcuni sono abbandonati, isolati in regioni inospitali, soggetti a pericoli e sopraffazioni, altri viventi in ogni ristrettezza, affollati nei quartieri cittadini, mal visti dai Paesi che li ospitano; molti sono analfabeti; tutta gente che in generale si distingue da quella di altri popoli per il tenore di vita più basso e per la minore considerazione di cui gode». Potrebbe sembrare la fotografia dell’immigrazione oggi in Italia. E invece è una pagina scritta nel 1910 dal beato Giuseppe Toniolo che così descriveva la condizione degli italiani all’estero. «Un documento che dovrebbe farci riflettere – ha detto ieri il vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, l’arcivescovo Domenico Sorrentino – e che rende ancora più attuali i quattro verbi con i quali papa Francesco parla delle migrazioni: accogliere, promuovere proteggere, integrare». Il presule è intervenuto con il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, prefetto del Dica- stero per il servizio umano integrale della Santa Sede, al seminario organizzato da Azione Cattolica e Istituto Toniolo sul Messaggio di Francesco per la Giornata mondiale della pace 2018. Il porporato in particolare ha sottolineato come quei verbi abbiano «la capacità di trasformare in cantieri di pace le nostre città, spesso divise e polarizzate da conflitti che riguardano proprio la presenza di migranti e rifugiati». I quali sono soprattutto persone. Dunque «la base da cui partire è l’unione tra compassione e prudenza». Un equilibrio «da mantenere tra queste moltitudini di persone e il bene delle comunità che le ricevono». Secondo Turkson, infatti, «non dobbiamo e non possiamo rispondere come se il problema non esistesse, riparandoci dietro i nostri egoismi. Dobbiamo invece governare il problema». Tocca perciò in primo luogo ai responsabili della cosa pubblica «definire misure razionali e ragionevoli per accogliere, proteggere, promuovere e integrare, nel quadro generale del bene comune. Nello stesso tempo i nuovi arrivati hanno il dovere di considerare e rispettare gli ordinamenti e la cultura dei Paesi nei quali sono accolti».

Non rientrano invece in questa linea di condotta, ha ricordato Turkson, gli accordi che si stipulano per arginare o limitare i flussi migratori tra Paesi di partenza, Paesi di transito e Paesi di arrivo. Questi accordi «rischiano di ledere i diritti umani di migranti e rifugiati». Inoltre, «sono tristi realtà le violazioni della loro dignità nei campi di detenzione dove essi sono spesso costretti a sopravvivere ammassati l’uno sull’altro». Il cardinale ha anche rivolto un appello alle Conferenze episcopali e alle organizzazioni cattoliche di volontariato, affinché «ascoltino con grande entusiasmo la voce del Papa».

Gli ha fatto eco Sorrentino. «Come Chiesa – ha detto l’arcivescovo – abbiamo il dovere di contrastare una cultura xenofoba che ingenerosamente sente e presenta gli immigrati come dei pericoli o dei problemi. La nostra, se siamo cristiani, non può che essere una cultura dell’incontro», naturalmente senza chiudere gli occhi di fronte ai problemi.

Al seminario, condotto dal presidente uscente del Comitato scientifico dell’Istituto Toniolo, Ugo De Siervo (che proprio venerdì ha passato il testimone a Ugo Villani) erano presenti anche il presidente nazionale di Azione cattolica, Matteo Truffelli, che ha ricordato come «dalla risposta al questione immigrazione dipenda ciò che saremo nei prossimi decenni», oltre a Gabriella Serra e Michele Tridente (rispettivamente presidente femminile della Fuci e vicepresidente di Ac per i giovani) che hanno inquadrato il Messaggio del Papa dal punto di vista dei loro coetanei. (Mimmo Muolo)