Card. Bassetti: la paura provoca “tanta sofferenza in cui fugge dalle proprie terre”

Roma – Il card. Gualtiero Bassetti ascolta attentamente quattro testimonianze di rifugiati nella Chiesa del Gesù e dice la paura del diverso provoca “tanta sofferenza in cui fugge dalla propria terra”.

A promuovere l’incontro il Centro Astalli sul tema scelto da Papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato “Accogliere, proteggere, promuovere e integrare”. “Qualcuno potrebbe pensare che siamo in ritardo rispetto alla giornata che con grande entusiasmo abbiamo celebrato con papa Francesco il 14 gennaio, in realtà – ha spiegato il presidente del Centro p. Camillo Ripamonti – da una parte non si è mai in ritardo se vogliamo porre l’attenzione e riflettere sul tema dei migranti e dei rifugiati perché́ il fenomeno migratorio è strutturale nella nostra società e negli ultimi anni ha assunto un’enorme rilevanza, dall’altra siamo sempre un po’ in ritardo nel leggere il libro del mondo, soprattutto il capitolo riguardante le migrazioni. Siamo lenti a lasciarci interrogare veramente dalle richieste di felicità, di pace e speranza di migliaia di bambini, donne e uomini in cammino”. Storie, quelle ascoltate oggi pomeriggio fatte di incontri ma anche di tanti gesti ed azioni non sempre positive oltre che di sacrifici come hanno raccontato  Jawad dall’Afghanistan, Soheila dall’Iran,  Osman dalla Somalia, Soumaila dal Mali. “Sacrifici immensi per raggiungere l’Europa. E gran parte di questi sacrifici sono dovuti alle nostre paure”, ha detto loro il presidente della Cei portando la “solidarietà e l’affetto” dei vescovi italiani: “aver ascoltato questi racconti è una esperienza profonda di umanità”, ha detto il porporato: “ciascuno di voi ci porta una cultura di cui anche noi abbiamo bisogno perchè integrarsi nelle diverse culture ci porta
arricchimento reciproco non solo a livello di cultura ma anche in tanti servizi. Quante badanti assistono i nostri anziani, quanti stranieri assistono i bambini!”. E citando il miracolo della Pentecoste ha sottolineato come “popoli di etnia e lingue diverse hanno iniziato tutti a parlare in una sola lingua, la lingua dell’amore. (Raffaele Iaria)