Papa Francesco in Cile: la capacità di ascolto deve abbracciare tutti

Santiago del Cile – Coltivare la capacità di ascolto  «assume grande valore in questa Nazione dove la pluralità etnica, culturale e storica esige di essere custodita da ogni tentativo di parzialità o supremazia e che mette in gioco la capacità di lasciar cadere dogmatismi esclusivisti in una sana apertura al bene comune”. Papa Francesco, nella sua prima tappa in Cile, parla, nel Palazzo presidenziale La Moneda, davanti alle autorità civili e politiche.  Citando Sant’Alberto Hurtado, il poeta Pablo Neruda e il cardinale cileno Raúl Silva Henríquez Francesco. Il Papa ha sottolineato che La capacità di ascolto deve abbracciare tutti: i disoccupati, i migranti «che bussano alle porte di questo Paese in cerca di miglioramenti», così come i giovani da proteggere «dal flagello della droga», gli anziani e i bambini, i popoli autoctoni, spesso dimenticati, i cui diritti devono ricevere attenzione e la cui cultura protetta, affinché non si perda una parte dell’identità e della ricchezza della Nazione. Per Papa Francesco occorre trovare vie di fuga dal «paradigma tecnocratico» che favorisce «l’irruzione del potere economico contro gli eco-sistemi naturali, e quindi contro il bene comune dei nostri popoli». E per perseguire questo intento «la saggezza dei popoli indigeni può risultare di grande sostegno», perché «da loro possiamo apprendere che non c’è vero sviluppo in un popolo che volta le spalle alla terra e a tutto quello che vi è connesso». La saggezza dei popoli autoctoni può offrire un grande contributo. «Da loro – ha affermato infine – possiamo imparare che non c’è vero sviluppo in un popolo che volta le spalle alla terra e a tutto quello e tutti quelli che la circondano. Il Cile possiede nelle proprie radici una saggezza capace di aiutare ad andare oltre la concezione meramente consumistica dell’esistenza per acquisire un atteggiamento sapienziale di fronte al futuro».