60 anni di emigrazione trentina in Cile
Trento – Un pezzo vivo della cultura e della storia di alcune famiglie trentine che negli anni Cinquanta emigrarono per un lontano Paese del continente americano, il Cile, è stato trasportato a Pinzolo nei giorni scorsi. Quest’anno, al centro della Festa Provinciale dell’Emigrazione Trentina c’era proprio la commemorazione del 60º anniversario dell’emigrazione trentina in Cile.
Sono stati due giorni densi di racconti, testimonianze, esposizioni, celebrazioni, musica, danza, incontri.
La prima giornata, al Paladolomiti di Pinzolo, è rivissuta la realtà delle famiglie trentine emigrate in questi sessant’anni in Cile: alcuni emigrati hanno raccontato nel convegno, moderato da Luciano Imperadori, con accenti vivaci quello che hanno vissuto in prima persona.
Nota costante è stato il senso di fallimento di questa vicenda migratoria. Voluta dalla politica del dopoguerra come soluzione alla situazione di povertà in cui versavano tantissime famiglie trentine, l’avventura migratoria in Cile non ha corrisposto alle promesse di terra coltivabile e di vita migliore per tutti. Molte famiglie tentarono di ritornare, altri cercarono in luoghi diversi una possibilità di vita. Qualcuno ha fatto anche fortuna: la forza di volontà anche in situazione avverse ha dato anche frutto.
Il racconto di quella stagione migratoria, dall’inizio degli anni Cinquanta ad oggi, è stato ripreso in molti altri interventi. E per qualcuno l’emozione ha preso il sopravvento, tanto che non è riuscito a esprimersi pubblicamente. Altre persone, invece, avevano inviato le loro testimonianze in video.
Mentre si susseguivano i racconti, su un grande schermo scorrevano immagini storiche delle famiglie emigrate in Cile. E ogni fotogramma mostrava in modo molto espressivo il vero significato di quello che veniva ricordato nei racconti. Era evidente dalle immagini la sofferenza, la povertà, l’abbandono provati da questi emigrati, ma trasparivano anche la speranza di trovare in Cile un futuro migliore.
Nel corso del convegno alcuni giornalisti e scrittori hanno approfondito questi 60 anni di emigrazione trentina in Cile, contestualizzandoli nella situazione sociale, politica e storica dell’epoca. Don Vittorio Cristelli, già direttore di Vita Trentina, ripercorrendo i principali accadimenti storici, ha sottolineato che, negli anni tra il Cinquanta e il Sessanta, i trentini in Cile vissero in condizione di estrema povertà e di abbandono, come documentato allora proprio sulle pagine del settimanale diocesano. Molti di essi non avevano nemmeno i soldi per rimpatriare.
Sono intervenuti anche Alberto Tafner, presidente dell’Associazione Trentini del mondo, e il console generale del Cile a Milano, Jaime Contreras Nogueira, che ha sottolineato la necessità di preservare i valori della famiglia e lo spirito di solidarietà e di amicizia.
Particolarmente emozionante è stato il momento della rappresentazione del gruppo folcloristico Huenihüen, che attraverso la danza e la musica ha fatto conoscere la multiforme cultura cilena.
Il giorno successivo, mentre turisti e residenti tifosi impazzivano per la prima amichevole
ufficiale dell’Inter a Pinzolo, la Festa dell’emigrazione proseguiva con la sfilata per le vie del paese. Al seguito della Banda comunale, in uno sventolio di bandiere colorate, c’erano anche gli emigrati rimpatriati e le autorità civili e religiose.
Alle 10 la messa festiva è stata presieduta dal vescovo di Trento, mons. Luigi Bressan, e concelebrata dal parroco di Pinzolo, don Benito Paoli, e da altri sacerdoti.
Richiamandosi alla storia dell’emigrazione trentina, mons. Bressan ha evidenziato come l’Ottocento sia stato il secolo dei doveri, il Novecento il secolo dei diritti, mentre il Duemila è il “secolo della corresponsabilità”, anche per quanto riguarda la cura del creato, da conservare per le future generazioni, nel nostro Paese così come nelle terre che hanno conosciuto l’emigrazione dal Trentino. In questo senso è importante sentirsi corresponsabili. E giornate come la Festa dell’emigrazione costituiscono una valida opportunità per rinsaldare i legami che ci fanno una sola
famiglia.



