Milano – Nuovo drammatico naufragio al largo della Libia. Nove cadaveri sono stati recuperati dalla guardia costiera libica sulle coste a ovest di Tripoli. Tra i corpi recuperati c’è anche quello di un bambino. A riferire dell’ ennesima ed ultima tragedia del mare è l’ OIM, l’ Organizzazione internazionale per le migrazioni. Si teme però che i morti siano molti di più dei corpi recuperati. Ogni gommone viaggia infatti con a bordo un centinaio di persone. Per il momento non ci sono testimonianze. Potrebbe essere uno dei tanti barconi che partono dalle coste della Libia e che non vengono intercettati lungo la rotta del Mediterraneo centrale, verso l’ Europa. «La gente continua a rischiare tutto nella speranza di un futuro migliore. Si deve fare di più – è la sollecitazione dell’ OIM – per rendere sicuri e regolari i movimenti nel Mediterraneo». Diminuiscono gli sbarchi, ma non le partenze e i morti. Gli ultimi dati – ufficiali ma spesso incompleti, perché non sappiamo mai quando e in quanti partono dalla Libia – parlano di 9.068 persone giunte in Italia via mare dal primo gennaio, il 75% in meno rispetto allo stesso periodo di un anno fa, e di 370 morti nel tratto di mare compreso fra Nordafrica e la Sicilia. Sono invece 3.479 quelle intercettate e riportate in Libia dalla Guardia costiera di Tripoli, sempre da inizio anno: 1.058, nel solo mese di marzo, con un solo cadavere recuperato. Numeri che potrebbero però non raccontare a fondo quello che veramente accade ancora oggi nel Mediterraneo centrale. Fra Ong che vengono tenute alla larga dalle motovedette della Guardia costiera libica e la situazione ancora molto fragile sulla terraferma che favorisce il business della tratta di essere umani. Ma c’è anche la bella stagione e il mare calmo che spinge a mettere in mare barconi e gommoni insicuri strabordanti di persone. «Le politiche europee di contenimento e respingimento sulla rotta libica non fanno altro che alimentare e rendere più feroce il ciclo di abusi e violenze a danno delle persone che cercano di scappare dalla Libia, dove il traffico di esseri umani sembra avere assunto i tratti di un vero e proprio mercato di schiavi» commenta Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch in Italia. Salvare vite umane, sottolinea l’ Oim, deve restare una priorità nella gestione del fenomeno migratorio. «Il numero di morti, anche se diminuito in numeri assoluti (727 nel 2017, 370 nel 2018), è in realtà proporzionalmente aumentato del 75% – prosegue -. L’ emergenza umanitaria nel Mediterraneo resta quindi sempre drammaticamente attuale e il rafforzamento delle operazioni di ricerca e soccorso dovrebbe avere la precedenza su qualsiasi altra valutazione politica». Intanto, c’è chi si organizza come può per diventare «gli occhi del Mediterraneo» e dare una possibilità in più per salvare vite umane. Due piloti francesi, Benoît Micolon e José Benavente, hanno acquistato un piccolo aereo da turismo con l’ obiettivo di intercettare e aiutare i migranti in difficoltà nel Mediterraneo. Dopo aver investito tutti i loro risparmi – 130mila euro – i due uomini intendono effettuare delle missioni di ricognizione per individuare le imbarcazioni in pericolo al largo della Libia. «C’ è urgenza di assistere le navi Ong individuando i canotti e segnalandoli al tempo stesso all’ Mrcc ( Maritime Rescue Coordination Centre , il centro di soccorso marittimo) l’organismo ufficiale italiano che gestisce i salvataggi» spiega José Benavente al quotidiano francese Le Monde. Benavente, 49 anni, e Micolon, 35 anni, hanno lasciato sabato scorso la Francia per raggiungere Malta, la base da cui effettueranno le loro ricognizioni, la prima è prevista per oggi. La piccola associazione ‘Piloti volontari’, così si chiamano i due, ha l’ ambizione di diventare ‘gli occhi’ del Mediterraneo. (Daniela Fassini – Avvenire)



