Bologna – I Corridoi umanitari sono nati per “allargare il diritto d’asilo ai più deboli: anziani, famiglie con minori, malati, disabili, per agevolare l’arrivo di migranti e richiedenti asilo in difficoltà in Italia. Se sono usati in modo ‘discrezionale’ e se non favoriscono ulteriormente la libera circolazione negano la libertà delle persone”. A dirlo è stato ieri l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, Mons. Gian Carlo Perego, già direttore generale della Fondazione Migrantes, intervenendo ad uno dei panel all’interno del meeting “Ponti di pace” promosso a Bologna dalla Comunità di Sant’Egidio.
“Mi domandavo se questa parola ’Corridoi umanitari’ – ha detto il presule – abbia per qualcuno solo un senso positivo – cioè quello di allargare il diritto di asilo, soprattutto per chi è più in difficoltà – o se non sia intesa come uno strumento che possa limitare ulteriormente il diritto di asilo. Dalle affermazioni che in questi giorni qualcuno sta facendo, temo che si voglia usare ancora una volta i ’corridoi’ sostanzialmente per negare, limitare e rendere sempre più discrezionale il diritto d’asilo. Questo sarebbe una cosa vergognosa e scandalosa”. Per Mons. Perego oggi dobbiamo proclamare come “il diritto d’asilo sia un diritto fondamentale poggiato sulla democrazia, uno degli strumenti più importanti per rendere attuale la fraternità, la libertà e l’uguaglianza. Credo che per il futuro dobbiamo aiutarci a costruire un diritto di asilo poggiato effettivamente sulla dignità della persone e sull’impegno per il bene comune e che favorisca percorsi che aiutano a incontrare e costruire una storia comune”. Anche questo è parte di una “rivoluzione cristiana” – per usare un termine “caro” al filosofo Mounier e a don Mazzolari e ripreso da Papa Benedetto XVI nell’incontro con i giovani a Colonia e che se “non facciamo nostra rischiamo di essere piegati agli interessi di alcuni che non tengono conto della sofferenza delle persone, della loro storia concreta e della violenza che subiscono”. (R.I.)



