Lampedusa – Anniversario significativo per il monumento più noto dell’isola: dieci anni fa veniva inaugurata a Lampedusa la “Porta d’Europa”, opera dello scultore Mimmo Palladino su progetto dell’associazione milanese Amani e dell’editore e poeta Arnoldo Mosca Mondadori. Costruita con speciale ceramica refrattaria e collocata sulla punta del Cavallino Bianco, è diventata un simbolo potente. Una Porta che apre e ricorda migliaia di migranti morti nel Mediterraneo. “Un simbolo – spiegano i promotori – che aiuti a non dimenticare e che inviti, ognuno secondo le proprie credenze religiose o laiche, alla riflessione e alla meditazione su quanto tragicamente sta avvenendo ogni giorno di fronte a tutti noi. Nel 2008 lanciammo un appello che purtroppo è ancora drammaticamente attuale. Oggi sempre più persone si sentono autorizzate a fare dichiarazioni aggressive e spietate. Restare in silenzio di fronte a tutto questo significa essere complici. Non dobbiamo temere di riaffermare in modo non violento, fermo e deciso, i valori costituzionali, evangelici e umani fondamentali”. La grande Alda Merini volle dedicare alla porta la poesia, “Una volta sognai” in cui si vedeva come una tartaruga cui si aggrappavano i bambini buttati in acqua, metafora della terra che salva. E il comboniano padre Kizito Sesana scrisse parole ancora attuali: “Non possiamo più pensare al nostro piccolo mondo europeo come centro dell’universo, ma c’è al di là dei nostri confini, che perdono sempre più di significato, un nuovo grande mondo ribollente di vita. Chiudere questa porta vorrebbe dire chiudersi alla storia e al futuro”. (P.Lam. – Avvenire)



