Roma – E’ iniziato con un video il “Colloquio sulle Migrazioni” promosso questa sera, presso l’Università Gregoriana, dal Centro Astalli, alla vigilia della Giornata Mondiale del Rifugiato che si celebrerà domani su iniziativa dell’Onu. Il video è la presentazione di Yayla – Musiche Ospitali presentato in occasione di una speciale trasmissione radiofonica “Musiche ospitali” che andrà in onda domani alle ore 21.00 su Radio Rai Tre. Yayla, Musiche Ospitali è un incontro tra artisti di diverse provenienze e generi con i rifugiati per dar vita ad un viaggio musicale in cui i confini vengono superati dalla bellezza delle parole, delle note. Suoni e melodie di un Mediterraneo che ritorna ad essere mare di pace e di ospitalità. Un video – ha detto introducendo i lavori il presidente del Centro Astalli, p. Camillo Ripamonti – “un po’ diverso da quelli degli anni passati, più incentrati sul nucleo tematico della giornata. Abbiamo ascoltato la storia di una donna che fugge e l’ascolto, visivamente rappresentato nel video dalle cuffie, è il primo passo per la comprensione e per il dialogo. Il viaggio forzato – ha spiegato – attraversa la sua vita, dividendola tra quello che ha lasciato e quello che troverà. Il viaggio passa in mezzo come una ferita che separa dalla vita precedente fatta di volti, affetti perduti e poi recuperati, anche se spesso mai completamente. Ma il viaggio è sempre più spesso per una donna esso stesso causa di ferite, luogo di violenza che a volte drammaticamente si fa seme di una nuova vita”. Il pensiero del religioso “non può che andare a quelle sette donne, sulla nave della vergogna (non nave di una vittoria, checché si continui a ripetere). Sette donne aspettavano un figlio, figli innocenti avvolti nell’intimo mistero di madri costrette a un ulteriore viaggio forzato in quel Mediterraneo che La Pira aveva individuato come mare comune, spazio di responsabilità condivisa da cui partire per costruire la pace attraverso il dialogo. Questo richiamo è tanto più urgente oggi che il Mediterraneo si è trasformato in cimitero di tanti innocenti, in teatro di faziosi scontri politici e in frontiera da armare. E il dialogo può partire solo dagli attori: i rifugiati e i cittadini che si affacciano su questo nuovo lago di Tiberiade, come lo chiamava La Pira”.
Durante l’incontro, moderato da giornalista e saggista Paolo Mieli, il card. Mario Zerai, Nunzio apostolico a Damasco, ha raccontato le sofferenze subito in Siria soprattutto da donne e bambini. “Ci siamo tutti sbagliati sulla Siria”, ha detto il porporato – ricordando come il conflitto sia nato dalla scintilla delle proteste di piazza del febbraio 2011 e si sia esteso fino a divenire una guerra che ha coinvolto diversi eserciti. Citando i dati il card. Zerai ha detto che prima dell’inizio del conflitto il paese contava 23milioni di abitanti: oggi cinque milioni e mezzo sono rifugiati di cui 2 milioni e mezzo sono bambini, oltre sei milioni sono gli sfollati interni. Molti di loro sognano di tornare nelle proprie case. “Ho visto – ha detto – con i miei occhi ad Aleppo est, una città distrutta, persone rientrare nei propri appartamenti anche se fatiscenti, senza porte né finestre, senza acqua nè luce. E poi il dramma dei bambini: “sono venuto a sapere di alcuni bambini morti di freddo e di fame a cui erano stati rubati persino gli aiuti umanitari che avevano ricevuto. Per non dire lo strazio di alcuni bimbi cui hanno dovuto amputare gli arti”. E poi le donne, “le tante donne vedove. La guerra ha fatto mezzo milione di morti, un milione e mezzo di feriti. Per fortuna in Siria ci sono stati anche dei buoni samaritani ma anche questi sono presi di mira”. All’incontro anche Mario Primicerio, presidente della Fondazione “Giorgio La Pira” che ha parlato della visione del Mediterraneo secondo il “sindaco santo”.
In vista della Giornata il Centro Astalli ha realizzato un doppio CD dal titolo Yayla. Si tratta dell’incontro tra artisti di diverse provenienze e generi per dar vita a un viaggio musicale in cui i confini vengono superati dalla bellezza delle parole, delle note. Yayla, in turco, vuol dire transumanza. Una parola che evoca il ricordo di quando migrare era un tempo del vivere, una stagione che tornava ogni anno, il respiro di intere comunità. Vie percorse a piedi, collegamenti antichi che fanno parte della natura e della memoria, più che della geografia. Sono molte le parole usate dai popoli del mondo per definire una pratica che scompare, insieme alle sue tradizioni, ai suoi sapori, ai suoi riti. Ora Yayla diviene un cammino musicale intrapreso da cantanti, musicisti, attori, scrittori, operatori che lavorano nel sociale e da chiunque non crede che il fenomeno delle migrazioni debba essere gestito moltiplicando barriere e muri. Yayla nasce dalla voglia di far sentire la bellezza di un incontro che crea armonie inedite e rinnova quelle che ci sono più familiari, spiegano al Centro Astalli: “è un omaggio alla creatività dell’uomo, che nasce e resta migrante, sia quando il viaggio è scelta e scoperta, sia quando il dolore e l’esilio lacerano l’anima”.
Complessivamente sono stati oltre 130 i musicisti che hanno preso parte al progetto Yayla, portando parole e melodie che raccontano e accostano migrazioni antiche e contemporanee. Tra questi Antonella Ruggiero, che ha regalato “Nuova terra” con un nuovo mixaggio, Neri Marcorè con Giua, Edoardo Bennato, che insieme all’americano Jono Manson e al pakistano Saif Samejo ha appositamente registrato una nuova versione de “L’isola che non c’è”; gli statunitensi Ben Glover, Bocephus King, in coppia con Saba Anglana, Thom Chacon con Violante Placido, Ben Glover degli Orphan Brigade, Sara Jane Ceccarelli, Michele Gazich, The Gang, Marius Seck.
Il doppio CD contiene, inoltre, quattro brani recitati, che danno voce ai rifugiati accolti dal Centro Astalli, interpretati da Erri De Luca, Valerio Mastrandrea, Donatella Finocchiaro ed Evelina Meghnagi.
I proventi derivanti dalla vendita di Yayla contribuiranno a sostenere i progetti per le scuole del Centro Astalli, ’Finestre e Incontri’, che ogni anno danno l’opportunità a migliaia di studenti in tutta Italia di fare un’esperienza diretta di incontro con un rifugiato e un testimone di un’altra religione nella propria classe. (R.I.)



