Porto Viro – Il respiro lungo dei veneti nel mondo. Lo si è sentito soffiare domenica scorsa a Porto Viro, in Polesine, terra segnata dal fenomeno dell’emigrazione.
Come a Spilimbergo i friulani hanno potuto cogliere, sempre domenica, quello dei loro connazionali all’estero. Un «respiro di fede» sottolinea Beniamino Pizziol, vescovo di Vicenza, dopo la concelebrazione con i direttori diocesani di Migrantes, alla presenza di numerosi rimpatriati, e di polesani o veneti sparsi in tutti i continenti. E in alcuni dei quali, come in America Latina, capaci di diventare sindaci di comunità di lingua italiana.
Come a Spilimbergo i friulani hanno potuto cogliere, sempre domenica, quello dei loro connazionali all’estero. Un «respiro di fede» sottolinea Beniamino Pizziol, vescovo di Vicenza, dopo la concelebrazione con i direttori diocesani di Migrantes, alla presenza di numerosi rimpatriati, e di polesani o veneti sparsi in tutti i continenti. E in alcuni dei quali, come in America Latina, capaci di diventare sindaci di comunità di lingua italiana.
«Avete esportato nel mondo la vostra laboriosità, l’imprenditorialità, la creatività – così si rivolge il vescovo Pizziol – ma anche il patrimonio di fede, di tradizione e di devozione. Basta pensare ai vicentini nel mondo che hanno portato con sé l’immagine della Madonna di Monte Berico».
È tempo di vacanze e a migliaia gli emigrati stanno rientrando nei loro paesi, anche se in numero più contenuto rispetto agli anni scorsi, a causa della crisi economica che interessa tutti i continenti.
Ogni diocesi, da queste parti, garantisce linfa, ormai da anni, alla propria organizzazione che un tempo era d’assistenza, anche religiosa, a chi era costretto a migrare. E quando non è la diocesi, a farlo, come in Friuli Venezia Giulia, le associazioni sono comunque orgogliose di testimoniare e far praticare, anche ai giovani, i valori peculiarmente cristiani. Valori che emergono con puntuale evidenza nei raduni. Quello delle diocesi di Treviso e Vittorio Veneto, ad esempio, ha visto ritrovarsi all’ombra dei caratteristici faggi dell’altopiano del Cansiglio ben tremila emigranti ed ex, ai quali il vicario generale di Treviso monsignor Giovanni Rizzo ha raccomandato di condividere il pane del Vangelo con quanti altri hanno bisogno.
È tempo di vacanze e a migliaia gli emigrati stanno rientrando nei loro paesi, anche se in numero più contenuto rispetto agli anni scorsi, a causa della crisi economica che interessa tutti i continenti.
Ogni diocesi, da queste parti, garantisce linfa, ormai da anni, alla propria organizzazione che un tempo era d’assistenza, anche religiosa, a chi era costretto a migrare. E quando non è la diocesi, a farlo, come in Friuli Venezia Giulia, le associazioni sono comunque orgogliose di testimoniare e far praticare, anche ai giovani, i valori peculiarmente cristiani. Valori che emergono con puntuale evidenza nei raduni. Quello delle diocesi di Treviso e Vittorio Veneto, ad esempio, ha visto ritrovarsi all’ombra dei caratteristici faggi dell’altopiano del Cansiglio ben tremila emigranti ed ex, ai quali il vicario generale di Treviso monsignor Giovanni Rizzo ha raccomandato di condividere il pane del Vangelo con quanti altri hanno bisogno.
«I nostri associati – testimonia il presidente dell’Associazione «Trevisani nel mondo», Giuseppe Zanini – sono stati i primi ad accogliere gli extracomunitari, perfino nelle loro case, avendo già fatto quest’esperienza».
L’attenzione rivolta anche ai figli di chi è partito
Ma il futuro, ormai, è dei giovani. E proprio a loro si è rivolto l’incontro dell’Efasce di Pordenone, l’ente vicino alla diocesi di Concordia-Pordenone, che si prende cura degli emigrati. «C’è un filo conduttore, carissimi giovani – così si è rivolto Giuseppe Pellegrini, vescovo di Concordia-Pordenone, ai giovani discendenti di emigranti friulani presenti nel Duomo di Sacile e giunti da ogni parte del mondo – che lega oggi la nostra presenza, pur provenienti da Stati diversi: il legame con l’Italia e soprattutto con i valori civili, sociali e religiosi che i vostri nonni e i genitori si sono portati con loro, quando sono emigrati per cercare lavoro e una vita più dignitosa».
Ogni anno, dalla sola provincia di Pordenone, sono 400 i giovani che prendono il largo per cercare migliori opportunità di lavoro in giro per il mondo. E la pastorale delle migrazioni si occupa anche di loro, «magari direttamente all’estero – conferma monsignor Canuto Toso, fondatore della ‘Trevisani nel mondo’ – attraverso le nostre sezioni».
Dimensione pastorale senza dimenticare il sociale
I raduni di questi giorni hanno una dimensione pastorale, ma anche sociale, perché pongono sotto i riflettori i problemi sul tappeto. Davanti ai «Bellunesi nel mondo», il presidente Gioacchino Bratti ha detto di no alla soppressione delle circoscrizioni elettorali all’estero, previste dall’attuale legge elettorale per l’elezione del Parlamento italiano. E Luca Zaia, governatore del Veneto, ha ripetuto un altro no alla tassazione delle pensioni degli italiani all’estero. Ma il problema di fondo è un altro. Lo ha indicato a Porto Viro il vescovo di Vicenza Beniamino Pizziol: «Nell’emigrante abitano due anime e due terre: quella di origine e quella di accoglienza, per cui c’è il rischio della perdita della proprio identità unitaria. Il compito è di restare fedeli alla propria identità, che dev’essere un’identità aperta per confrontarsi ed integrarsi con la nuova esperienza culturale, sociale e religiosa che vivono». (F. Dal Mas – Avvenire)
L’attenzione rivolta anche ai figli di chi è partito
Ma il futuro, ormai, è dei giovani. E proprio a loro si è rivolto l’incontro dell’Efasce di Pordenone, l’ente vicino alla diocesi di Concordia-Pordenone, che si prende cura degli emigrati. «C’è un filo conduttore, carissimi giovani – così si è rivolto Giuseppe Pellegrini, vescovo di Concordia-Pordenone, ai giovani discendenti di emigranti friulani presenti nel Duomo di Sacile e giunti da ogni parte del mondo – che lega oggi la nostra presenza, pur provenienti da Stati diversi: il legame con l’Italia e soprattutto con i valori civili, sociali e religiosi che i vostri nonni e i genitori si sono portati con loro, quando sono emigrati per cercare lavoro e una vita più dignitosa».
Ogni anno, dalla sola provincia di Pordenone, sono 400 i giovani che prendono il largo per cercare migliori opportunità di lavoro in giro per il mondo. E la pastorale delle migrazioni si occupa anche di loro, «magari direttamente all’estero – conferma monsignor Canuto Toso, fondatore della ‘Trevisani nel mondo’ – attraverso le nostre sezioni».
Dimensione pastorale senza dimenticare il sociale
I raduni di questi giorni hanno una dimensione pastorale, ma anche sociale, perché pongono sotto i riflettori i problemi sul tappeto. Davanti ai «Bellunesi nel mondo», il presidente Gioacchino Bratti ha detto di no alla soppressione delle circoscrizioni elettorali all’estero, previste dall’attuale legge elettorale per l’elezione del Parlamento italiano. E Luca Zaia, governatore del Veneto, ha ripetuto un altro no alla tassazione delle pensioni degli italiani all’estero. Ma il problema di fondo è un altro. Lo ha indicato a Porto Viro il vescovo di Vicenza Beniamino Pizziol: «Nell’emigrante abitano due anime e due terre: quella di origine e quella di accoglienza, per cui c’è il rischio della perdita della proprio identità unitaria. Il compito è di restare fedeli alla propria identità, che dev’essere un’identità aperta per confrontarsi ed integrarsi con la nuova esperienza culturale, sociale e religiosa che vivono». (F. Dal Mas – Avvenire)



