Roma – La lettera è indirizzata al Presidente della CEI, il cardinale Gualtiero Bassetti, e a tutti i vescovi italiani. E ha come filo conduttore la denuncia di «una cultura con marcati elementi di rifiuto, paura degli stranieri, razzismo, xenofobia» che «cresce sempre più» nella Penisola, si legge. A firmare il testo sono cento fra sacerdoti, religiosi, consacrate e laici, spesso teologi, docenti o responsabili di uffici pastorali. Come Cristina Simonelli, presidente del Coordinamento teologhe italiane, Serena Noceti, docente di teologia sistematica a Firenze, don Renato Sacco, coordinatore nazionale di Pax Christi, i teologi don Severino Dianich o Marco Vergottini, il gesuita padre Bartolomeo Sorge, già direttore de La Civiltà Cattolica e di Aggiornamenti Sociali, l’eremita camaldolese Franco Mosconi o l’ex docente di etica cristiana a Urbino Giannino Piana. In quattro paragrafi chiedono ai pastori un «intervento chiaro e in sintonia con il magistero di papa Francesco» sull’«inconciliabilità profonda tra razzismo e cristianesimo» in modo da «dissipare i dubbi e chiarire da che parte il cristiano deve essere, sempre e comunque, come il Vangelo ricorda». Tutto ciò di fronte a un clima di intolleranza verso il migrante «avallato e diffuso persino da rappresentanti di istituzioni», si sottolinea.
In realtà le prese di posizioni ecclesiali sul tema ci sono state. A cominciare proprio da Bassetti e dal segretario generale della CEI, il vescovo Nunzio Galantino. Era lo scorso 22 gennaio quando il porporato nella prolusione al Consiglio permanente invitava a «reagire a una cultura della paura che non può mai tramutarsi in xenofobia». E mercoledì scorso da Firenze – nel suo ultimo monito – sollecitava ad avere «cura dell’altro», compresi «i profughi che vengono dalle piaghe dell’Africa», contro «chi considera l’altro qualcuno che mi fa paura».
Numerosi anche gli interventi dei vescovi sulla questione accoglienza: significative – tanto per citare qualche esempio – le parole dei cardinali Bagnasco (Genova) e Betori (Firenze) o degli arcivescovi Nosiglia (Torino), Zuppi (Bologna), Lorefice (Palermo). O ancora l’omelia di domenica del patriarca di Venezia, Moraglia, e il recente richiamo del vescovo di Noto, Staglianò. A loro si aggiungono le dichiarazioni del segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin.
I firmatari accennano agli appelli «in primis di Bassetti e Parolin» definendoli un «punto di partenza». Ma, proseguono, «restano ancora poche le voci di pastori» che si fanno sentire in «questo contesto» dove «sono diversi a pensare che è possibile essere cristiani e, al tempo stesso, rifiutare o maltrattare gli immigrati, denigrare chi ha meno o chi viene da lontano, sfruttare il loro lavoro ed emarginarli» e dove non mancano «le strumentalizzazioni della fede cristiana con l’uso di simboli religiosi come il crocifisso o il rosario». Da qui l’invito a far sì che gli «interventi concreti» di carità
nei confronti dei profughi si uniscano all’«annunciare, con i mezzi di cui disponiamo, che la dignità
degli immigrati, dei poveri e degli ultimi per noi è sacrosanta». (G.Gamb.- Avvenire)



