Medici su malattie migranti: un timore senza basi scientifiche

Roma – “La paura che l’arrivo di persone migranti nel nostro Paese possa nuocere alla salute di chi risiede in  Italia è abbastanza diffusa. Ma è un timore che ha basi più radicate  in convinzioni politiche che in evidenze scientifiche ed  epidemiologiche”. Il sito www.dottoremaeveroche.it (realizzato dalla Federazione degli Ordini dei Medici) pubblica un lungo articolo con domande e risposte, basate su evidenze scientifiche, per smentire alcune informazioni che circolano sulla salute dei migranti. 

“È vero: vedere medici, infermieri e volontari così protetti”, con  tute, guanti, mascherine, “può far sospettare che ritengano di esporsi  a un rischio infettivo. Ma si tratta – spiega il sito – invece, di una procedura  prevista dalla Normativa di tutela della salute e della sicurezza sul  lavoro. Dal punto di vista strettamente sanitario, la salute dei  migranti è controllata in maniera capillare e scrupolosa”.

Le malattie più frequenti nelle persone che sbarcano in Italia sono  “altre e, alcune, molto particolari, come ‘la malattia dei gommoni’: le lesioni e le ustioni provocate dal carburante che, trasportato sui  gommoni vicino alle persone, può rovesciarsi nella barca e miscelarsi  all’acqua salata. A contatto con la pelle, la corrode provocando ferite dolorose e molto gravi”. Inoltre, “occorre considerare che  persone malate difficilmente potrebbero sopportare lo sforzo di un viaggio terribilmente impegnativo come quello che intraprende chi  sbarca sulle coste italiane”.

Domande anche su malattie come scabbia e tubercolosi. La prima è una delle malattie più diffuse ma – scrivono i medici –  “non è nulla di particolarmente preoccupante. E’ un’infezione della  pelle dovuta a un parassita diffuso in tutto il mondo. Compresa  l’Italia. È favorita dalle condizioni di vita e, come spesso accade,  chi vive in una situazione di scarsa igiene o di sovraffollamento è più vulnerabile. Diversi farmaci curano la scabbia, anche in un’unica soluzione”.

I migranti portano la tubercolosi? “Probabilmente no, ma è importante – si legge  sul sito – vigilare non soltanto sulla popolazione migrante. Infatti, il riemergere della tubercolosi è legato ad un aumento diffuso di situazioni di povertà”.  E ancora i medici spiegano i passaggi che avvengono dopo l’arrivo di un migrante. L’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà ha elaborato, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità e la Società italiana di medicina delle migrazioni, un documento “utile non solo per guidare il lavoro degli operatori ma anche per informare i cittadini interessati”. “Durante le operazioni di soccorso in mare, i migranti ricevono una prima valutazione sanitaria da parte dei team sanitari che operano a bordo, in coordinamento con la Guardia costiera. Già durante il viaggio, e quindi prima dell’arrivo in porto, possono essere trasferiti presso strutture sanitarie per mezzo di velivoli della Marina Militare o della Guardia costiera; una volta in porto, il trasferimento d’urgenza avviene tramite il sistema 118. Il Ministero della Salute, in attuazione delle proprie funzioni di profilassi internazionale e in applicazione del Regolamento Sanitario Internazionale dell’OMS, ha l’incarico di rilasciare alle navi che portano migranti in arrivo un attestato di libera pratica sanitaria – LPS. La LPS segnala l’assenza di rischi per la salute collettiva e consente lo sbarco dei migranti in uno dei (circa) quindici porti attualmente interessati dal fenomeno, in cinque diverse regioni italiane. La LPS viene rilasciata dopo una prima verifica delle condizioni generali di salute delle persone a bordo della nave.” Dopo lo sbarco, l’attività continua per quelli che sono i compiti di profilassi internazionale. Sulle banchine è fornita – oltre all’assistenza umanitaria – anche un’assistenza di tipo sanitario, che “consiste in una prima valutazione volta a identificare eventuali quadri emergenziali o situazioni sospette cui dare risposta immediata”.