Paludi – – “Bisogna guardare i paesi con gli occhi di un giovane che guarda una bellissima donna”: con i versi di Franco Arminio, poeta “paesologo”, si è chiuso il “Festival delle Spartenze”, la manifestazione organizzata dall’associazione Assud che ha animato nelle giornate 2-5 agosto i comuni della provincia cosentina Paludi, Rossano, Cropalati. Grande riscontro da parte del pubblico per gli appuntamenti in agenda, con serate, come quelle animate dal concerto a due voci tra Otello Profazio e Peppe Voltarelli che hanno visto a Paludi oltre duemila persone.
“Sono molto soddisfatto dell’offerta culturale che abbiamo proposto – commenta il direttore del Festival Giuseppe Sommario – poiché la risposta del pubblico c’è stata. E questo ci motiva anche per gli anni a seguire e a programmare una tappa del Festival anche all’estero. In primavera infatti saremo in Svizzera. Sono convinto che la strada della cultura può essere davvero una occasione, accanto a programmi di sviluppo locale, utile a far ‘crescere’ anche demograficamente, ripopolare, il nostro territorio e i borghi abbandonati creando sinergie con italiani andati in altri Paesi e italiani rimasti nel paese d’origine”. E aggiunge: “per il prossimo anno ripeteremo il CalabriaInCampus che ha condotto un gruppo di dieci ragazzi, calabresi, milanesi, canadesi, argentini alla scoperta di una terra a loro sconosciuta, sebbene molti di essi vivano già nella nostra Calabria, o magari raccontata dai nonni emigrati altrove, e soprattutto a raccontarla verso l’esterno, utilizzando i mezzi della comunicazione tradizionale e social”. “Ripeteremo anche il Raduno dei ricercatori, docenti, formatori calabresi nel mondo – sottolinea Sommario – per noi questo è un punto di inizio e non di arrivo. Con molti di loro inizieremo, già da settembre, a lavorare per progetti che possano avere ricadute positive sul territorio nel quale siamo nati, in modo da restituire qualcosa ai luoghi oggi in via di abbandono che ci appartengono e che ci hanno reso così curiosi e così perseveranti nel raggiungere i nostri obiettivi e inseguire le nostre carriere tanto da costringere, come è avvenuto per molti, a partire e lasciare la Calabria alle spalle. Lo consideriamo un ritorno necessario e doveroso, anche se non sempre fisicamente inteso”. Tra le personalità presenti al raduno Giovanni Maria De Vita (Capo ufficio I, Direzione Generale Italiani all’Estero-Ministero degli Affari Esteri) che ha evidenziato come questa iniziativa “sia un’opportunità molto significativa per discutere di come recuperare la mobilità dei ricercatori italiani: c’è bisogno di decisioni politiche, di investimenti, di creare un tavolo che possa elaborare iniziative concrete basate sulle esperienze vissute dagli stessi ricercatori italiani, in questo caso soprattutto dai ricercatori calabresi”.



