Mons. Nosiglia: sui migranti impariamo a cambiare linguaggio

Torino – “Quante voci, minacce, provocazioni abbiamo ascoltato negli ultimi tempi a proposito di immigrati, rifugiati e organizzazioni non governative, dipinti come il nemico contro cui scaricare tutte le ansie e le paure contemporanee. Quante volte la solidarietà è stata messa in discussione e con lei tutti coloro che fino a ieri pensavano di operare per il bene comune. Bene comune e solidarietà, che è opportuno ricordare, stanno alla base della buona politica e della Costituzione del nostro Paese”.

A dirlo ieri l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, intervenddo alla presentazione – nel capoluogo pimentese, del rapporto Immigrazione redatto da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. Il rapporto pone in evidenza, ad esempio, come nel corso del 2017 i telegiornali di prima serata si sono soffermati per lo più sui flussi migratori (40 %) dando l’impressione che ci fosse una vera e propria invasione di massa. Ma la cosa “più grave – ha detto il presule – è che il 34% dei servizi è stato dedicato e viene anche oggi dedicato a mettere in evidenza la relazione tra immigrati e criminali e sicurezza. Sull’accoglienza e i vari aspetti anche positivi dell’immigrazione solo l’11% e in circostanze occasionali è stato oggetto di notizie”. “E’ evidente – nota il rapporto – che ci troviamo di fronte a una emergenza culturale che richiede un intervento strutturato e di lungo periodo. E’ necessario mettere in campo tutte le risorse educative capaci di stimolare un adeguato approfondimento rispetto a temi cruciali e di accompagnare le nostre comunità verso l’acquisizione di una nuova grammatica della comunicazione che sia aderente ai fatti e rispettosa delle persone”. Per mons. Nosiglia il rapporto Caritas e Migrantes, giunto alla XXVII edizione, si interroga su quale linguaggio sia opportuno proporre per ovviare a una reale “crisi culturale” che l’Italia sta attraversando: “siamo tutti coinvolti nel riflettere sul nostro linguaggio e sulla nostra capacità di comunicare e di incidere culturalmente nella società. Le parole sono segni che ci condizionano. Se rapportate a una dimensione reale, le parole possono cambiare dal negativo e critico al positivo e incoraggiante. Essere cristiani – ha aggiunto – vuole dire avere Fede nella Parola di Gesù, che non semina odio, che non insegna ad avere timore dell’altro. Nella nostra Diocesi negli ultimi anni abbiamo accompagnato le nostre comunità parrocchiali in iniziative di conoscenza dei migranti, di accoglienza. Abbiamo superato la parola con gesti concreti, con la conoscenza reale delle persone di cui leggiamo o sentiamo parlare. Non è facile ma si tratta di piccoli segni concreti diffusi sul territorio. L’emergenza che stiamo vivendo non è solo sociale, politica e ed economica ma è anche culturale e coinvolge le nostre comunità cristiane. Papa Francesco sta cercando di insegnare che non è peccato avere dubbi e timori, lo è lasciare che siano le nostre paure a condizionare le nostre risposte”. La parola dunque ha bisogno di “gesti concreti” così come la politica ha bisogno di “misurarsi con la realtà dei fatti. Torino – ha etto l’arcivescovo – “ne è un esempio. La Città e le istituzioni pubbliche e private presenti, come la Diocesi, si stanno misurando concretamente per cercare di governare e gestire situazioni reali di povertà ed emarginazione. Situazioni di abbandono, di promiscuità che non possono essere cancellate con la forza, ma vanno affrontate in modo pragmatico e propositivo”.

“Questo – ha detto ancora Nosiglia –  è “un tempo di fatica: il recente Decreto Sicurezza mette insieme temi come immigrazione, richiedenti asilo, sicurezza e terrorismo. Chi si occupa di immigrazione sa che il grosso scoglio non è tanto la prima accoglienza, ma il lavoro, la casa e la salute. Oggi c’è incertezza sul futuro dell’accoglienza, e su questo è necessario continuare a confrontarsi sapendo che per i cristiani l’accoglienza è un tratto inderogabile della loro identità”. Un paese che guarda al futuro, è un paese “capace di fare in modo che tutte le sue componenti camminino insieme non si creino gruppi contrapposti e forme di violenza che minano alla Pace sociale. Troppe volte l’immigrazione è appiattita sul tema degli sbarchi, mentre lo sguardo dev’essere allargato agli oltre 5 milioni di stranieri regolarmente soggiornanti nel nostro paese e al loro apporto che danno o possono dare al suo progresso umano, sociale e culturale e anche economico”.

MOns. Nosiglia, concludendo il suo intervento, ha ringraziato le tante organizzazioni e i molti volontari dei “nostri ambienti ecclesiali” che hanno un impegno a tutto campo verso gli immigrati e rifugiati, i rom e senza dimora, le famiglie in difficoltà per il lavoro o la casa, i minori e le donne in particolare, manifestando così “il volto di una città e territorio e Chiesa accogliente ma anche capace di accompagnare questi nostri fratelli e sorelle sulla via di una integrazione effettiva e sicura, rispettosa della loro cultura e religione e valorizzata nelle specifiche potenzialità di cui sono portatori”. (R.I.)