Modena – “Il contributo delle religioni alla concordia nella città”: è stato questo il tema dell’ultimo focus che ha concluso ieri sera a Modena la terza edizione del Festival della Migrazione promosso, fra gli altri, dalla Fondazione Migrantes insieme a Porta Aperta, Crid del Dipartimento di Giurisprudenza di Unimore e IntegriaMo, con il patrocinio di Università di Modena e Reggio Emilia, Regione Emilia-Romagna e Comune di Modena e il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, Fondazione Unipolis, Bper Banca, Conad, Menù e Coop Alleanza 3.0.
“Non sono le religioni che dialogano o che possono alimentare la concordia nella città, ma le persone”, ha detto il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni de Robertis introducendo i lavori. “Mi ha molto colpito – ha aggiunto – in un mio recente viaggio in Marocco la citazione di un pensiero di Mons. Claverie, Vescovo di Orano in Algeria, ucciso nel 1993. Diceva: ‘Non può dialogare con l’Islam chi non ha almeno un amico musulmano’. Occorre per questo moltiplicare nelle nostre città le occasioni di incontro, di conoscenza, di amicizia fra persone di culture e di fedi diverse”.
Nella preghiera – ha poi detto il Card. Francesco Montenegro aprendo il dibattito moderato da Elisabetta Soglio, Direttrice di “Buone Notizie” del Corriere della Sera – ci sentiamo tutti figli e scopriamo nell’altro una ricchezza, un fratello”. La fede, per il porporato – è “stare accanto all’altro come se ci fosse Dio. Ma da cristiani dobbiamo schiacciare sull’acceleratore, siamo troppo concentrati sul culto, rischiamo di pregare dicendo a Dio cosa deve fare”. Se c’è una comunità non accogliente “probabilmente – ha detto il card. Montenegro – non ha ancora incontrato Dio. Un Dio rigido che mette muri è un Dio che non riesco a immaginare”.
Al dibattito anche il presidente dell’Ucooi, l’Unione delle Comunità Islamiche in Italia, Yassine Lafram secondo il quale “se Dio avesse voluto, ci avrebbe fatto tutti uguali ma siamo diversi. Non abbiamo scelta se non quella di fare un cammino insieme nel rispetto delle specificità di ognuno e della nostra identità”. Da qui, secondo il rappresentante islamico, il bisogno e la necessità del dialogo: “non si può far finta di niente”, ha detto: “per ciascun credente e cittadino diventa un dovere conoscersi per andare oltre le nostre paure”.
“La convivenza e la concordia – ha detto poi il rabbino capo di Modena e Reggio Emilia, Beniamino Goldstein – si imparano vivendo assieme e conoscendo l’altro e quello che è importante per lui. Servono – ha aggiunto – tempo e pazienza. Le religioni non sono causa di conflitto”. Per il valdese Massimo Mezzetti, assessore alla cultura della regione dell’ Emilia Romagna, “stiamo perdendo il rispetto della nostra cultura e civiltà”. (Raffaele Iaria)



