Torino alla prova dell’integrazione

Torino – Il bando piemontese per “tutori volontari” dei minori stranieri non accompagnati ha ottenuto la risposta generosa di quasi 600 persone. Il progetto “Ancora”, che prepara tutori volontari per i rifugiati in uscita dalle strutture di prima accoglienza, sta coinvolgendo altre decine di uomini e donne.

Noi sbagliamo quando crediamo che gli italiani stiano tutti schierandosi “contro” l’accoglienza agli stranieri: è una sensazione prodotta dai mezzi d’informazione (e da una certa propaganda) ma non corrisponde al sentire di milioni di persone sensibili alla fatica dei migranti. L’area torinese è ricca di esperienze di accoglienza costruttiva.

Si misura con tutti gli indiscutibili problemi dell’emergenza, ma avrà grandi vantaggi se – come propone l’Agorà del Sociale – si metterà in ascolto delle buone pratiche avviate nei territori. Fra i contributi di riflessione che ricaviamo da queste esperienze ce n’è uno, in particolare, che occorre approfondire con attenzione: la riflessione sul confine fra accoglienza e integrazione, che sono momenti distinti e successivi nel soccorso ai migranti, e devono essere affrontati distintamente.

Gli stranieri che giungono in Italia stanno nelle strutture di prima accoglienza finché ad un certo punto – ottenendo il permesso di soggiorno – abbandonano la prima accoglienza: quale strada imboccano da quel momento in avanti? Qui sta il tema dell’integrazione dopo la prima accoglienza.

Pone la questione della casa, del lavoro, della salute. Per ciascuna questione esistono nell’area torinese esperienze molto significative, che merita conoscere. (Sergio Durando – Direttore Migrantes Torino)