Migrantes Salerno: celebrazione e lettera alla comunità etniche

Salerno – “Carissimi fratelli e sorelle migranti, carissime Comunità Cristiane di Migranti, ci apprestiamo a vivere il Santo Natale, la grande festa della nostra fede, quella dei semplici. Quest’anno vogliamo riflettere sul presepe, una rappresentazione della Natività che non ha confini.

In tutte le parti del mondo, i cristiani raccontano attraverso il presepe l’evento della nascita di Gesù, il figlio di Dio”. Così inizia una lettera inviata dal direttore Migrantes della diocesi di Salerno-campagna-Acerno, Antonio Bonifacio. Ieri proprio nel duomo di Salerno una celebrazione eucaristica natalizia, con la partecipazione delle diverse comunità cristiane, “come la nostra tradizione vuole oramai da diversi anni”, dice Bonifacio spiegando che “ogni cristiano rappresenta Gesù, Maria, Giuseppe e il luogo della nascita con le proprie simbologie culturali, connotando il luogo in cui Gesù venne al mondo con le caratteristiche del proprio territorio. In questo modo di vivere il Natale, ciascuno racconta e ricorda le proprie origini, la propria storia, la propria casa. Si esprime, così, quello – scrive nella lettera il direttore Migrantes – che ciascuno porta nel proprio cuore, cioè la fede nel Cristo che nasce per la salvezza di tutti e per la propria terra; pensieri e sentimenti che accompagnano tutti noi, durante il viaggio”.  In occasione di questo Natale, la preghiera va a “Gesù che non nasce a casa propria,  che non nasce in una locanda al caldo e nelle comodità,  che nasce durante il Viaggio di Maria e Giuseppe,  che non nasce accolto dalla popolazione,  che nasce in un luogo di fortuna,  che nasce accolto da persone umili. Vogliamo affidargli i tanti migranti che nel mondo saranno, in questo giorno, lontani dalla propria terra, dalla propria famiglia, dalla propria comunità parrocchiale, affinché trovino nei fratelli cristiani, nei paesi di arrivo, l’accoglienza evangelica”. Da qui l’impegno “ad aprire le nostre porte e le nostre braccia al fratello che arriva a noi da lontano perché si senta accolto, si senta ospitato, si senta atteso”.