Roma – Esistono mille modi di raccontare il concetto di viaggio, di desiderio di cambiamento, di emigrazione nella visione più ampia e complessiva. Mario Monterosso decide di trasmettere tutto questo al pubblico in una forma a un tempo leggera ma intensa, divertente ma significativa. La musica è la sua alleata numero uno nel percorso di questo racconto, che riporta indietro nel tempo agli anni quaranta, per raccontare la storia di un personaggio che può incarnare ognuno di noi nel suo percorso di ricerca di una vita diversa. Un racconto che unisce l’Italia, ed in particolare la Sicilia, terra complessa e generosa, dai mille colori e volti, con la città simbolo del sogno possibile, méta di speranza e di libertà, New York City.
“Fui e Sono Eddie Redmount” porta in palcoscenico proprio questo messaggio dando prova di poter trasmettere contenuti di grande valore utilizzando un linguaggio caldo, trascinante e anche molto divertente.
Un viaggio dalla Sicilia a Little Italy nella cornice temporale di fine anni 40, primi 50. Un viaggio senza tempo nelle vicissitudini del protagonista. Dalla partenza col ferryboat al suo arrivo ad Ellis Island, dall’incontro con Sinatra all’amore per Carmelina, da una lettera ricevuta dalla Sicilia all’epilogo. Un percorso musicale e di vita raccontato in dodici canzoni attraverso cui emerge una Sicilia diversa, non necessariamente e forzatamente nostalgica. La nostalgia è velata da quella geniale ironia di cui il Siciliano, il Catanese in particolare, trae vantaggio anche di fronte agli episodi più tristi e imbarazzanti. Ciò avviene attraverso il veicolo musicale dello Swing di cui la Sicilia è stata una grande esportatrice specie agli inizi del secolo scorso. Il dialetto siciliano si fonde con l’americano e l’italiano facendosi specchio di un passato diventato presente nell’anima di Eddie Redmount. Fui e Sono Eddie Redmount è anche un disco. Le dodici canzoni dello spettacolo fanno parte infatti del disco omonimo.



