In Puglia, giovani volontari contro lo sfruttamento dei braccianti africani. L’impegno della Migrantes
Foggia – Sembra di stare in un villaggio africano, invece è il “ghetto” di Rignano Garganico, in provincia di Foggia. Una decina di case diroccate ed abbandonate adattate con mezzi di fortuna: vecchie porte, lamiere, pezzi di legno. Una microeconomia inventata dalla creatività africana. Le donne cucinano in un ristorante con piatti tipici. C’è chi commercia abiti e pantaloni oppure improvvisa un chiosco di alimentari rivendendo i prodotti acquistati al discount. In mancanza di acqua e servizi igienici, qualcuno ha ideato un sistema di docce a pagamento: 50 centesimi per una lunga scrosciata. Il “ghetto” di Rignano d’estate si popola di lavoratori immigrati stagionali che arrivano per la raccolta dei pomodori, sfruttati da padroni e “caporali” per morire di fatica dall’alba al tramonto per 25/30 euro al giorno. Proprio in questi giorni, sempre in Puglia, nella zona di Nardò, nel leccese, 350 braccianti africani hanno incrociato le braccia da una settimana per protestare contro lo sfruttamento, lasciando deserti i raccolti di pomodori. La rivolta salentina è solo un esempio di una più generalizzata sofferenza che coinvolge decine di migliaia di migranti in Italia. Intanto al “ghetto” di Rignano e a Borgo Tre Titoli si sta svolgendo, per il quarto anno consecutivo, il campo di lavoro per giovani volontari “Io ci sto”, organizzato da ScaYM – Movimento giovanile scalabriniano, Missionari Scalabriniani, in collaborazione con l’Ufficio Migrantes della diocesi di Manfredonia–Vieste-San Giovanni Rotondo e numerose organizzazioni cattoliche e laiche. Dal 24 luglio al 4 settembre si alternano più di 65 giovani provenienti da tutta Italia. Seminaristi, scout, studiosi della materia, semplici volontari, condividono una settimana di formazione e servizio in solidarietà con i migranti sfruttati.
Al “ghetto” di Rignano dai 200 africani dei mesi invernali si arriva ai 450 ad agosto, compresa qualche famiglia e una decina di bambini. Sono senegalesi, maliani, camerunesi, burkinabé. Alcuni vengono dal nord o dal centro Italia, quando le fabbriche sono chiuse. Altri sono dei veri e propri “nomadi del raccolto”: si spostano cioè, durante l’arco dell’anno, per le angurie, l’uva, le fragole, le arance, le olive.
“Il nostro è uno stare insieme nel villaggio per creare rapporti fraterni, di amicizia e scambio – racconta al SIR padre Arcangelo Maira, scalabriniano, direttore dell’ufficio Migrantes della diocesi di Manfredonia e coordinatore del campo “Io ci sto” -. All’inizio non ci volevano: gli immigrati erano diffidenti e i ‘caporali’ ci minacciavano. Ora si è instaurato un clima di grande rispetto e civiltà. Ci si conosce meglio e si sfatano i pregiudizi reciproci. Possiamo lasciare cellulari e soldi nelle loro case e nessuno tocca nulla”. Inoltre, prosegue, “facciamo da ‘ponte’ tra le istituzioni e gli immigrati, ascoltando i loro bisogni e fornendo i servizi di cui hanno bisogno: salute, corsi di italiano, assistenza nelle procedure burocratiche per i documenti”. Dopo l’attività di lobby di Medici senza frontiere, la Regione Puglia ha fornito da pochi giorni l’acqua potabile, grazie ad alcune cisterne che distribuiscono 20.000 litri al giorno.
“Tra i nostri compiti – precisa padre Maira – c’è anche quello di sensibilizzare le istituzioni e la Chiesa locale, che a volte vedono gli immigrati solo in termini assistenziali, e non come una presenza e una ricchezza da valorizzare”. La maggior parte degli stagionali sono richiedenti asilo o rifugiati, quindi “non è vero che sono irregolari”, puntualizza il sacerdote.
Guardando alla protesta pacifica dei 350 braccianti di Nardò contro lo sfruttamento, padre Maira auspica un “effetto fotocopia”. Lavorano a cottimo – “anche se in Italia la legge lo vieta” – per 3 euro e mezzo/4 euro a cassone di 300 kg di pomodori. “Meno degli italiani di quindici anni fa – ricorda il missionario – che venivano pagati 17.000 lire a cassone. Per riempire dai 5 ai 15 cassoni al giorno si spaccano la schiena dalle 5 di mattina alle 8 di sera, e finisce che si ammalano qui da noi”. In più sono costretti a pagare 5 euro al giorno ai “caponieri” (gli immigrati che fanno da “mediatori culturale” in supporto ai “caporali”), per il trasporto con macchine e pulmini stracarichi nei luoghi di lavoro. “Ci sono stati casi in cui romeni e polacchi hanno lavorato per un mese senza essere pagati – racconta -. Ma contro lo sfruttamento le istituzioni si muovono solo se vengono sollecitate dalle denunce della base”. Secondo il Dossier immigrazione Caritas/Migrantes, nella sola provincia di Foggia vivono circa 19. 000 cittadini stranieri, il 2,5% sul totale della popolazione, il dato più alto in Puglia.
Il campo di lavoro è in auto gestione e prevede il pieno coinvolgimento dei giovani. Al mattino si svolge la formazione, con approfondimenti sui temi relativi all’immigrazione, all’intercultura, ai servizi del territorio, con la partecipazione di esperti del settore. Inoltre, per chi lo desidera, ci si può confrontare con educatori e guide spirituali. Il cuore dell’esperienza è l’esperienza di servizio ai migranti ogni pomeriggio. I giovani sono impegnati nell’insegnamento della lingua italiana, nel sostegno all’ambulatorio medico itinerante (in collaborazione con Emergency), nell’animazione serale. Si organizzano anche momenti informativi sui documenti, sui diritti del lavoro e sull’igiene e si va nelle campagne a cercare gli “invisibili”, i neo-comunitari che vivono nei casolari, per informarli, tramite volantini, sui vari servizi sociali e sanitari del territorio. “Abbiamo tanto da imparare da loro”, conclude padre Maira. Ci si può iscrivere entro due settimane prima dell’inizio di ogni campo. L’alloggio è all’”Art village” di San Severo, uno spazio per gruppi pieno di colori e creatività. La settimana dal 28 agosto al 4 settembre il campo sarà alloggiato in una scuola di Stornara, dove le autorità locali e il parroco hanno chiesto una mano per i migranti della zona. Il viaggio è a carico del partecipante, per il vitto e l’alloggio è prevista una quota di 100 euro. Info: www.scaym.org. (SIR)



