Lo spettro della xenofobia in Messico

Aggressioni in aumento contro gli operatori pastorali che proteggono i migranti

Città del Messico – Rendere visibili e denunciare abusi, estorsioni, furti e sequestri subiti dai migranti che passano per il Messico diretti verso gli Stati Uniti. Questo, in sintesi, l’argomento principale affrontato nel corso dell’incontro dal titolo: «Per una migrazione senza violenza» del XII Laboratorio nazionale per agenti della pastorale della mobilità umana. L’evento, promosso dall’Arcivescovo di Tijuana, monsignor Rafael Romo Muñoz, responsabile della pastorale della mobilità umana (Pmh) della Conferenza episcopale messicana (Cem), ha riunito più di un centinaio di agenti di pastorale che lavorano nella difesa delle persone migranti.

 
Nel corso dell’evento, i partecipanti hanno potuto condividere esperienze sulla deplorevole spirale di violenza che subiscono i migranti, soprattutto quelli centroamericani e sudamericani, che arrivano in Messico senza documenti e si affannano per poter raggiungere la frontiera nord del Paese. Sono state affrontate anche le condizioni di alto rischio in cui i difensori dei diritti umani dei migranti lavorano negli ultimi anni.
I responsabili della pastorale della mobilità umana hanno espresso sconforto per il fatto che in Messico, pur essendo un Paese di migranti che ha «esportato» più di dodici milioni di compatrioti negli Stati Uniti, si stia radicando la xenofobia, che arriva a tradursi in aggressioni contro i migranti.
Il Segretario esecutivo della Pmh, la religiosa scalabriniana Leticia Gutiérrez Valderrama, ha insistito sui costanti attacchi di cui sono vittime gli agenti della pastorale delle migrazioni. «Lavoriamo – ha detto – in condizioni di pericolo, sotto le minacce di morte del crimine organizzato e senza che le autorità promuovano condizioni di sicurezza».
Per questo motivo, si è riflettuto sulle possibilità di creare meccanismi di protezione per i circa cinquecento difensori dei diritti umani dei migranti che lavorano nei cinquantacinque ostelli del Paese.
Allo stesso modo, si è segnalato che questo clima di minacce di morte contro gli agenti della pastorale delle migrazioni ha portato la Commissione interamericana per i diritti umani e la Commissione nazionale dei diritti umani (Cndh) a individuare misure cautelari per salvaguardare in qualche modo l’integrità di questi agenti.
Secondo un «Rapporto sulla situazione dei difensori delle persone migranti in Messico», nel 2010 si sono verificati ventinove incidenti e quindici tra gennaio e giugno del 2011. «In questi anni – si legge in una nota di monsignor Rafael Romo – ci hanno minacciati, colpiti, molestati, accusati penalmente per il nostro impegno di denuncia. Un difensore è stato esiliato, una casa del migrante e un centro per la tutela dei diritti umani sono stati costretti a chiudere per mancanza di sicurezza».
Migliaia di migranti, per la maggior parte centroamericani, ogni anno cercano di attraversare il territorio messicano per arrivare negli Stati Uniti, nonostante rischi, estorsioni, sequestri e omicidi da parte dei gruppi criminali e persino delle autorità. L’arcivescovo di Tijuana ha anche evidenziato il fatto che «la violenza si estende anche ai sacerdoti che li ospitano».
La pastorale della mobilità umana si serve di circa cinquanta case e alberghi per migranti in tutto il Paese. Una di queste è gestita da padre Alejandro Solalinde, che è stato vittima di diverse minacce per il suo impegno che ha dato visibilità al problema del sequestro dei migranti. La commissione nazionale dei diritti umani ha recentemente segnalato che, tra aprile e settembre 2010, sono stati sequestrati almeno 11.333 migranti in 214 rapimenti di massa, la maggior parte dei quali non sono mai stati chiariti. Il Paese ha recentemente promulgato una nuova legge che riconosce e protegge i diritti dei migranti, senza considerare il loro stato legale, nel tentativo di minimizzare i rischi che affrontano nel Paese. La legge sull’immigrazione stabilisce che i migranti hanno diritto a ricevere istruzione e assistenza sanitaria, oltre all’accesso al sistema di giustizia sociale, e possono presentare denunce circa la violazione dei loro diritti umani, anche se non hanno documenti. (Osservatore Romano)