Roma – “Linea 40. Lo scuolabus per soli bambini rom”: è questo il titolo di un rapporto presentato oggi pomeriggio dall’associazione “21 Luglio” e realizzato all’interno del programma Italian Roma Rights Project finanziato dall’Open Society Institute.
Nel corso dell’evento sono stati presentati i risultati dell’esame del percorso scolastico di un gruppo di bambini rom residenti nel “villaggio attrezzato” di via di Salone in seguito all’attuazione del Piano Nomadi di Roma. Lo staff dell’Associazione 21 luglio, coordinato da Andrea Anzaldi, ha analizzato in profondità il percorso educativo che ha riguardato durante l’anno scolastico 2010-2011 i 55 bambini rom che hanno usufruito del servizio della linea 40.
Per il biennio 2009-2011 l’appalto per la scolarizzazione dei minori rom presenti nei 7 “villaggi attrezzati” è stato diviso in lotti con una spesa pari a più di 2 milioni di euro e ha interessato 1.205 minori. Per il solo anno scolastico 2010-2011 negli 8 insediamenti non attrezzati il servizio di scolarizzazione ha invece riguardato 542 minori rom con una spesa annuale di circa mezzo milione di euro. In riferimento ai 324 minori residenti nel “villaggio attrezzato” in via di Salone, per il servizio di trasporto (ATAC s.p.a.) e per la gestione (cooperativa sociale) Roma Capitale ha erogato nell’ultimo anno scolastico la somma di circa 450 mila euro, pari a circa 1.400 euro per ogni minore rom.
I riscontri effettuati durante la ricerca sulla linea 40 hanno evidenziato elementi di “differenziazione tra alunni rom e alunni non rom: ritardi nel raggiungimento delle scuole e uscite anticipate (la maggior parte dei bambini della linea 40 giunge a scuola con un’ora di ritardo ed esce con un’ora di anticipo), diverso livello di apprendimento (i bambini rom a causa del disagio sociale dal quale provengono hanno lacune didattiche che spingono i docenti ad impegnare i minori rom in classe in attività parallele), emarginazione sociale (i bambini rom all’interno della classe risultano spesso emarginati e non partecipano ai normali scambi relazionali che avvengono durante la vita scolastica), classi composte solo da alunni rom (in alcuni plessi vengono organizzati durante l’orario scolastico azioni di sostegno frequentati esclusivamente da alunni rom con diversa età anagrafica)”, spiegano i ricercatori.
Dai dati raccolti, l’ufficio legale dell’Associazione 21 luglio e l’Antenna Territoriale Anti-Discriminazione hanno ritenuto che il raggiungimento delle scuole dei bambini rom con regolare ritardo rispetto all’orario fissato per l’inizio delle lezioni, l’uscita anticipata e la presenza in alcune scuole di classi composte da soli alunni rom, rappresentano “una grave violazione del diritto allo studio e all’istruzione, oltre che del diritto anti-discriminatorio. Una tale lesione – spiegano – del diritto allo studio e all’istruzione nei confronti dei minori appartenenti alla comunità rom del campo di via Salone si pone, infatti, in aperto contrasto con il diritto interno, nonché con quello europeo ed internazionale”.



