Arezzo – La chiesa del Sacro Cuore di Arezzo gremita all’inverosimile. Né per Pasqua né per Natale si era vista una folla simile. Tante persone, qualcuna pubblica – come il sindaco di Arezzo, Giuseppe Fanfani, Grazia Sestini, già senatrice della Repubblica o Domenico Giani, l’uomo a cui è affidata la sicurezza di Benedetto XVI – ed altre, e sono la stragrande maggioranza, conosciute solo dalla grande comunità di piazza Giotto, come da sempre viene chiamata la parrocchia del Sacro Cuore.
Una chiesa viva, con oltre duemila persone presenti, stretta attorno al proprio parroco – don Angelo Chiasserini – che il Signore ha chiamato a sé, giovedì 13 ottobre, in una libreria di via della Conciliazione, proprio davanti alla basilica di San Pietro, colpito da un attacco fulminante al cuore.
Un cuore, quello di don Angelo, che non si è mai risparmiato negli oltre venti anni trascorsi come parroco in questa porzione di chiesa aretina. E, ieri al funerale – concelebrato dal vescovo di Arezzo, Riccardo Fontana, assieme a quello di Montepulciano, Rodolfo Cetoloni, e a mons. Adel Zaky, vicario apostolico di Alessandria d’Egitto, oltre ad una settantina di sacerdoti e diaconi della diocesi – è stato ricordato l’esempio che don Angelo ha saputo dare all’intera comunità aretina attraverso le parole di Matteo 25 (“Perché io ho avuto fame e voi mi avete dato da mangiare...”), ricordando il suo impegno verso coloro che, arrivati ad Arezzo da paesi lontani, hanno trovato in lui e nella Migrantes risposte concrete ed una speranza di vita (“ero forestiero e mi avete ospitato…”). Ma anche quella forza e quell’entusiasmo contagioso che ha saputo donare ad ogni singola persona, cercando di far emergere – a poco a poco – le caratteristiche migliori, senza mai chiedere, aspettando il tempo dell’altro, come solo sa fare chi vive appieno la paternità.
E don Angelo è stato tanto amato dai suoi ragazzi: dagli scout che hanno animato la Messa cantando per lui anche quella melodia di Claudio Chieffo (“Canzone del cuore e degli occhi”) che, un giorno di qualche tempo fa, disse che gli sarebbe tanto piaciuto sentir cantare il giorno del suo funerale…, e, assieme gli scout di tutte le età, c’erano anche i ragazzi – oggi giovani adulti – dell’associazione Testa e Croce che gli hanno scritto una lettera bella, quanto vibrante, sincera e riconoscente.
Un lungo, lunghissimo applauso ha accompagnato don Angelo all’uscita della chiesa: finalmente, hanno potuto vedere il feretro ricoperto da fiori bianchi e gialli anche i tanti, i moltissimi che non hanno trovato posto all’interno della chiesa. Tra loro, un gran numero di immigrati, di varia nazionalità, che don Angelo non considerava stranieri ma nuovi membri della comunità a cui aveva aperto il cuore alla speranza, ma anche la mente per trovare un lavoro degno e dignitoso e le porte della chiesa per permettere di incontrarsi e di pregare assieme.
Oggi le esequie sono state ripetute anche nel duomo di Sansepolcro, che don Angelo aveva lasciato nel 1990 e dove ha fatto ritorno per riposare le sue spoglie mortali, assieme a quelle dei suoi cari. (Elisabetta Giudrinetti)



