Genova – Il parroco della chiesa di S. Margherita di Marassi, nel cui territorio abitava Shpresa Djala, la mamma albanese di 28 anni, morta con le due figlie, Janissa, che aveva solo un anno, e Gioia, 8 anni, p. Francesco Lia, ha detto che ieri a messa c’erano i compagni di scuola di Gioia che, pur non essendo cristiana, aveva partecipato ad alcune attività dell’oratorio e, di tanto in tanto, frequentava anche le attività della parrocchia. “Avevano tutti gli occhi gonfi ed erano smarriti”, ha etto all’agenzia SIR. Per questo, ha aggiunto, “faremo un momento di preghiera adatto a bambini della loro età che si terrà mercoledì pomeriggio al quale saranno presenti tutti i compagni di Gioia e le loro maestre”.
L’Italia, da terra promessa per gli immigrati presenti nel nostro Paese, lavoratori e famiglia, anche “piccoli nati in Italia ma non riconosciuti cittadini”, è diventata “la terra del dolore e della morte”, spiega in una nota la Fondazione Migrantes esprimendo “dolore”, ma anche “rabbia” per tutte le persone colpite dalla tragedia delle alluvioni che hanno sconvolto Genova, le Cinque Terre e la Lunigiana.
“Guardiamo con particolare sollecitudine pastorale – afferma mons. Giancarlo Perego, Direttore della Fondazione Migrantes – alle famiglie immigrate che hanno perso i loro beni e i loro cari lontano dalla loro Patria, cercando di operare perché la sicurezza di ogni persona, anche per i migranti e le loro famiglie, sia sempre più tutelata”.
Lo scorso 20 ottobre, nell’alluvione che ha colpito Roma era morto un altro immigrato: Sarang Perera che viveva nel quartiere dell’Infernetto, in un seminterrato con la moglie e la figlioletta di tre mesi. I Vigili del fuoco hanno recuperato il corpo sotto tre metri di acqua, fango e macerie, provocati dal crollo dei tramezzi. Il giovane aveva messo in salvo prima la moglie e la figlia. Un giovane rumeno di 37 anni, Nicolae Corneliu Hutuleac, è morto invece nelle alluvioni in Lunigiana.



