Roma – In questi giorni in tutto il mondo si fa memoria dell’attentato alla cattedrale di Baghdad avvenuto il 30 ottobre del 2010. Anche a Roma, a un anno esatto dall’irruzione nella chiesa di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso, cattedrale della Capitale irachena, che ha mietuto oltre 50 vittime, la comunità siro-cattolica ha ricordato il tragico evento nella chiesa di Santa Maria in Campo Marzio con una divina liturgia presieduta da monsignor Mikhael Al Jamil, procuratore patriarcale della Chiesa di Antiochia dei Siri presso la Santa Sede, nella quale l’omelia è stata tenuta dal cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, che ha precisato cosa vuol dire “fare memoria”.
“Dobbiamo ricordare per offrire il perdono e per implorare la pace per i vivi e per i morti – ha dichiarato il porporato – affinché il sacrificio dei fratelli e delle sorelle possa essere un seme di rinascita”. Alla celebrazione ha preso parte anche Moukhles Shasha, un prete siro-cattolico della diocesi di Baghdad che ha offerto la sua testimonianza sui giorni successivi all’attentato.
Sin dai tempi più antichi “i rapporti tra le comunità musulmane e cristiane sono buoni – precisa l’arcivescovo in una intervista al settimanale della diocesi di Roma “Roma Sette” che uscirà la prossima domenica – perché c’è sempre stato un clima di vicinanza e di amicizia e si cerca una via di dialogo, ma oggi i numerosi interessi economici che l’Occidente antepone all’incontro con i popoli orientali e il terrorismo inficiano la qualità delle relazioni”. L’attacco dell’anno scorso non è stato l’unico, riferisce, ma già nel 2004 un altro aveva turbato la minoranza cristiana dell’Iraq “che è bersaglio di violenza perché è debole, si oppone alla guerra, e non ha nessuno che li copra”. Ma è difficile secondo monsignor Al Jamil, definire le ragioni degli attentati “che non sono rivolti ai cristiani in quanto cristiani, ma hanno scopi politici”. Domenica sul settimanale l’intervista completa.



