I nuovi cittadini: Napolitano e i bambini stranieri nati in Italia

Roma – La 46ª Settimana Sociale dei cattolici italiani di Reggio Calabria, celebrata nell’ottobre 2010, si era chiusa con diverse proposte per ridare speranza al nostro Paese. La proposta uscita dal gruppo di lavoro sul tema dell’inclusione delle nuove presenze, approvata all’unanimità, riguardava l’estensione della cittadinanza, su richiesta dei genitori regolarmente presenti in Italia o dei tutori, ai bambini stranieri che nascono nel nostro Paese.

 
Un segno di speranza.
Un dono, una concessione che investiva nel futuro dell’Italia a partire da quella parte di nuove generazioni, ormai oltre 600.000, nati e cresciuti nel nostro Paese.
Le recenti affermazioni del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sono un’ennesima dimostrazione che oggi non si può guardare alla realtà e al futuro dell’Italia senza considerare il mondo dell’immigrazione in Italia. La loro “identità complessa” non deve preoccupare, ma spingere a costruire una città rispettosa delle differenze.
Già l’incontro del presidente con i nuovi cittadini italiani era stata l’occasione per affermare la necessità di passare da una cittadinanza di fatto a una cittadinanza di diritto, soprattutto per i bambini e i ragazzi figli di immigrati che nascono e vivono in Italia e per sottolineare come questa sia “la principale questione aperta”.
E in questo le parole forti dei cattolici italiani a Reggio Calabria e del capo dello Stato sono di particolare urgenza, soprattutto guardando all’integrazione, parola che per la prima volta caratterizza anche un ministero del nuovo governo.
Il documento finale della Settimana Sociale, gli interventi del presidente della Repubblica, il segno di un ministero per la Cooperazione e l’Integrazione sono momenti e passaggi importanti a sostegno della campagna in atto promossa da molte associazioni ed enti, tra cui la Migrantes, sulla cittadinanza ai minori stranieri. ( mons. Giancarlo Perego – Sir)