Reggio Calabria: Natale muiltietnico promosso dalla Migrantes

Reggio Calabria – Un rammarico, un solo rammarico per il Natale Multietnico 2011: la Chiesa di S. Agostino di Reggio Calabria si è mostrata troppo angusta, vista la tanta folla che domenica 18 dicembre, con buon anticipo sull’ora stabilita, si è affrettata ad assicurarsi un posto per degustare dall’inizio alla fine lo spettacolo. Spettacolo forse è parola impropria, perché tutto si è svolto all’insegna della spontaneità, non dico però dell’improvvisazione perché il coordinamento fra i vari gruppi, nonostante la ristrettezza dei tempi, ha garantito che tutto procedesse in modo spigliato e composto, con gusto ed eleganza.

 
Tredici i gruppi che si sono alternati sulla scalinata del presbiterio; otto quelli etnici in rappresentanza di Filippine, Ucraina, Georgia, Indonesia, Sri Lanka, Brasile, Congo, Romania con l’aggiunta di uno interetnico di italiani e filippini; i rimanenti erano della parrocchia e rappresentavano le varie fasce di età, dai bambini agli anziani con un ampio intermezzo di adolescenti e giovani scout. E’ toccato proprio ai bambini, ed erano molti, a iniziare col loro canto: Caro Gesù, ti scrivo: un momento simpatico, una lettera a Gesù, che ha scaldato l’ambiente, un canto pieno di fantasia, di verità e speranza, e forse a più di uno è venuta la nostalgia di quel tempo dell’infanzia quando nella semplicità delle parole e dei gesti si esprimono cose sublimi che partono dal cuore. Non meno simpatico il momento del gruppo della terza età che hanno riesumato un canto dei “tempi antichi”, l’Adeste fideles, scandito a voce chiara in latino e a un ritmo così spedito che poteva richiamare la corsa dei pastori verso la grotta.
Un’ora e mezzo, condivisa da tutti con forte partecipazione e fragorosi battimani fra un canto e l’altro: i Rumeni con un gioioso Jingle Bells nella loro lingua, i Brasiliani con Natal todo Dia, con l’invito di far nascere i sentimenti del Natale ogni giorno nei nostri cuori. Solo dopo l’ultimo canto del folto gruppo “interetnico” ci si è alzati e si è sostato a lungo per esprimere ad alta voce da parte di tutti la propria soddisfazione, qualcuno ha parlato del suo “godimento spirituale”.
Dunque una serata di festa intensamente vissuta e che prende risalto proprio dal momento di crisi non solo economica che si sta attraversando; una festa che fa dimenticare la scabrosità del presente? Non la fa dimenticare, ma la fa vedere in altra luce, alla luce che proviene dal mistero del Natale. Padre Franco, il parroco il “regista” della serata, lo sottolinea nei rapidi intermezzi fra un canto e l’altro. Questo richiamo viene sottolineato anche dalla sequenza di immagini, relative al Natale, proiettata sullo sfondo dell’abside durante i canti e le brevi rappresentazioni. Soprattutto gli immigrati sembrano trovarsi a loro agio in quest’aria di festa: troppe sono le preoccupazioni, le incertezze, le frustrazioni che angustiano il loro quotidiano; è necessario per loro vivere un’ora di sosta, diversa dalle altre, che non è evasione verso l’irreale, è anzi il richiamo alla fede che hanno portato con sé e che costituisce ancora il loro più autentico patrimonio. Per di più la vicinanza solidale in questi brevi momenti fra le tante comunità, contribuisce a ricaricare le energie morali, a non lasciar svanire la speranza nella rassegnazione e tanto meno nella disperazione.
Il Natale multietnico presenta qualcosa di assolutamente nuovo e sorprendente: quanti si ritrovano per celebrarlo si sentono una cosa sola in Gesù Salvatore, “primogenito fra tanti fratelli”, che ci ha introdotti nella famiglia del Padre. E’ significativo che diversi di questi gruppi, quello ucraino, georgiano e romeno, siano nella grande maggioranza non cattolici, ma ortodossi: in incontri privilegiati come questi si sperimenta che molto di più sono le cose che uniscono di quelle che separano.
Anche sotto il profilo dell’integrazione reciproca, fra i vari gruppi di immigrati e fra immigrati e italiani, prende risalto questa festa, presa nel suo insieme e soprattutto in quel momento particolare in cui il gruppo italo-filippino “L’Arca dell’Alleanza”, cui si sono aggiunti altri adolescenti, esprime nel canto finale la bellezza e la gioia dello stare insieme.
Poco prima nella stessa chiesa, mentre si sta celebrando l’eucaristia per la comunità filippina, entra una delegazione proveniente da Roma della Comunità S. Egidio: a loro non sfugge e si registra con compiacenza che negli ultimi banchi ai filippini sono mescolati diversi italiani. “Questa è integrazione” commenta uno di loro, “integrazione ecclesiale che non mancherà di avere le sue ricadute benefiche anche fuori della chiesa”.
“Il nostro sforzo” risponde il padre scalabriniano “è appunto in questa direzione”.
Tra tanti cuori che battono trepidanti, siamo stati insieme, come una grande famiglia, ad attendere la venuta di Cristo Gesù, attraverso tradizioni e volti diversi, ma che uniti hanno donato calore a questa esperienza di fraternità, divenuta ormai per la nostra parrocchia un momento speciale e importante. Una condivisione fatta d’amore, pace e felicità dove, anche i più lontani, possono sentire la vicinanza dei propri cari. Uno scambio di vite, sguardi e parole di tante persone accomunate dalla nascita di un Bambino che ha il volto di ognuno di noi.
Ultimo atto: sciolte le file, prima di uscire in piazza, passaggio obbligato è il tavolone sul quale per tutti è già pronta una cioccolata fumante con una fetta di panettone. Non si tratta si sfamare gli affamati, anche se ai più piccoli l’appetito dà un senso di irrequietezza, si tratta di un gesto di convivialità che intende rendere cordiale il reciproco augurio di Buon Natale e di rendere più caloroso il ricordo di quest’ora che colorisce già di gioia e di festa le celebrazioni natalizie.
A richiamare quest’ora provvederà anche RAI Uno, che ha inviato una sua troupe Proprio per registrare questo evento e trasmetterne un servizio Domenica 15 gennaio, Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, nel programma di tarda mattinata “A sua immagine”. (F. Roscitano – T. Nunnari)