Roma – Proseguiranno fino al 3 dicembre i lavori del III Congresso mondiale di pastorale per gli studenti internazionali iniziato ieri a Roma. L’incontro, promosso dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, ha come tema “Studenti internazionali e incontro delle culture”.
Nel presentare il congresso, il vescovo Joseph Kalathiparambil, Segretario del Dicastero Vaticano, ha ricordato i “bellissimi anni in cui anch’io ero uno ‘studente estero’ in questa Città eterna di Roma. È stata – ha detto – certamente un’esperienza stimolante e valorizzante studiare in una comunità universitaria multiculturale e multietnica, assieme a studenti provenienti da continenti e culture diversi, con usi e stili di vita differenti, eppure appartenenti alla stessa Chiesa e alla stessa umanità”.
“Vivere in una società di questo tipo – ha osservato – è sempre uno sprone e richiede pazienza, comprensione, rispetto, dialogo e impegno”. Mons. Kalathiparambil ha ricordato i risultati dei precedenti Congressi: il documento finale del primo, “nell’apprezzare il contributo intellettuale, culturale e spirituale degli studenti internazionali nell’accrescere e arricchire il patrimonio culturale della società che li accoglie, pur tuttavia comprende anche il dilemma che essi, a volte, devono affrontare – specialmente quando la cultura locale mette a dura prova la loro scala di valori – e che è aggravato da atteggiamenti ostili e xenofobi e da pratiche morali permissive, come pure da modelli ecclesiali diversi da quelli che una volta, in patria, erano a loro familiari”.
I partecipanti al secondo, invece, “hanno riconosciuto i numerosi contributi positivi, ma anche il ‘trauma culturale’ e la ‘secolarizzazione’ come alcuni dei principali impatti negativi che offuscano la vita degli studenti internazionali. Il beato Giovanni Paolo II, nel rivolgersi ai partecipanti a quel Congresso, ha voluto sottolineare questo crescente fenomeno come un importante campo dell’azione pastorale della Chiesa e ha affermato che gli studenti internazionali contribuiscono tanto allo sviluppo dei loro Paesi natii quanto alla missione della Chiesa”. All’Assemblea plenaria del Pontificio Consiglio per la cultura nel 1983, ha proseguito il Segretario del Pontificio Consiglio “il Papa aveva affermato che tutti i figli e le figlie della Chiesa devono prendere coscienza della loro missione e scoprire come il potere del Vangelo può penetrare e rigenerare le mentalità e i valori dominanti che ispirano le culture, nonché le opinioni e gli atteggiamenti morali che ne derivano”. “In questo III Congresso mondiale, il nostro Consiglio – ha concluso mons. Kalathiparambil – vuole concentrarsi su come sviluppare una metodologia ben studiata di approccio a questo crescente e stimolante fenomeno, come pure un programma di network continentale e internazionale ampiamente coordinato per il futuro di questo cruciale ambito di attività pastorale della Chiesa nei tempi moderni”.
All’incontro ha inviato un messaggio il card. Zenon Grocholewski, Prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica, nel quale ha sottolineato come l’educazione e la scuola “sono chiamate anche a fornire alle giovani generazioni gli elementi indispensabili per sviluppare una visione interculturale, che comporta un vero cambiamento di paradigma al livello pedagogico, in quanto conduce a costruire un destino comune per giungere ad atteggiamenti di convivialità, di cooperazione, di simpatia, per un cammino di civiltà da fare insieme”.
Il porporato ha ricordato anche le due sfide che Benedetto XVI ha più volte indicato come prioritarie nell’ambito educativo: da una parte, la sfida della testimonianza cristiana, e dall’altra, quella della ricerca pedagogica e accademica.



