L’aborto tra le immigrate: la relazione annuale del Ministero della Salute

Roma – Quasi 110 mila aborti in un anno. Oltre un terzo solo tra le immigrate. Un rapporto di abortività pari a 202 interruzioni ogni 1.000 nati vivi. Medici obiettori in lieve calo. E nessun boom dell’aborto chimico: dopo un anno e mezzo dalla sua introduzione in Italia (aprile 2010) la Ru486 è stata usata solo nel 6% degli interventi. Sono i dati più importanti della relazione annuale al Parlamento sull’applicazione della legge 194 per l’anno 2011, preparata dal ministero della Salute. La relazione segnala una lieve flessione, il 5,6% in meno, rispetto all’anno precedente. Nel 2011 gli aborti sono stati, infatti, 109.538 contro i 115.981 del 2010. La relazione segnala una crescita di aborti di non italiane, che raggiunge nel 2010 il 34,2% del totale, ovvero 38.331 aborti. Nel 1998 la percentuale era del 10,1%. Un aumento legato soprattutto alla crescita della popolazione immigrata nel Paese. Significativo il confronto sul tasso di abortività: per le italiane nel 2009 era pari al 6,9 per 1.000 donne in età feconda, tra le donne provenienti dai Pfpm (Paesi a forte pressione migratoria) è quasi il quadruplo, 26,4 per 1.000. Sulla decisione delle straniere potrebbero pesare diversi elementi come la condizione economica più svantaggiata, la mancanza di una rete familiare di sostegno, la cultura del Paese di origine: la metà degli aborti delle immigrate è di cittadine dei Paesi dell’Est europeo, pari a 19.562. Tra le africane sono stati 6.949, tra le latinoamericane 5.551, tra le asiatiche 5.961. Stabile nel tempo il dato sul secondo aborto: 27,2%, lo stesso dal 2006. Anche qui è più basso (21,6) tra le italiane che tra le straniere (38%). I dati delle interruzioni di gravidanza, del consumo di pillole del giorno dopo da parte di donne migranti, ha detto recentemente il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Giancarlo Perego – segnalano come spesso le donne migranti sono “sole nel vivere la maternità, non tutelate e spesso abbandonate ed escluse da percorsi di aiuto. La cura della salute in un Paese trova nella cura della maternità e della tutela della vita uno degli indicatori più importanti per verificarne l’efficacia”.