San Pio X e la pastorale per i migranti

Riese Pio X – Cento anni fa Papa Pio X firmò l’enciclica “Lacrimabili Statu” con cui prendeva posizione su quello che definiva “lo stato lacrimevole” delle condizioni degli indios del Sud America, in troppi casi soggiogati in schiavitù, e richiamava l’attenzione del mondo ad un impegno per la loro promozione umana. Sempre nel 1912, Papa Sarto emanava il documento di Pio X “Cum omnes catholicos” con cui viene istituito nella Santa Sede un ufficio pro emigranti, da cui nascerà quello che oggi è il Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti. Questi due atti sono stati ricordati domenica a Riese, la città natale di Giuseppe Sarto, nel contesto della preparazione del centenario della morte, nel 1914. Il cardinale Renato Raffaele Martino, Presidente emerito del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, presiedendo una solenne concelebrazione ha attualizzato alcuni motivi della preoccupazione, a quei tempi, di Pio X. “Nel Vangelo che abbiamo proclamato Gesù indica con chiarezza un oltraggio alla dignità umana: “Voi sapete che coloro i quali sono considerati governanti delle nazioni dominano su di esse, i loro capi le opprimono”. Nel compendio della dottrina sociale, la Chiesa – ha aggiunto Martino – legge allo stesso modo quello che avviene nel momento presente indicando nuove forme di tirannia e di oppressione. Tra le deformazioni del sistema democratico, la corruzione politica è una tra le più gravi perché tradisce al tempo stesso i principi della morale e la giustizia sociale, compromette le istituzioni dello stato, intervenendo direttamente nel rapporto tra governanti e governati, introduce una crescente sfiducia nei confronti delle istituzioni pubbliche, causando una progressiva disaffezione dei cittadini per la politica e i suoi rappresentanti, con il conseguente indebolimento delle istituzioni”. Secondo il porporato, la corruzione distorce alla radice il ruolo delle istituzioni rappresentative perché le usa come terreno di scambio politico tra richieste clientelari e prestazioni dei governanti, in tal modo le scelte politiche impediscono la realizzazione del bene comune per tutti i cittadini. E non vale dire che la corruzione è sempre esistita e che ci sarà sempre gente corrotta; per il cardinale Martino ogni persona che ha accettato la responsabilità pubblica “non deve dimenticare o sottovalutare la dimensione morale della rappresentanza che consiste nell’impegno di

 
condividere le sorti del popolo e nel cercare la soluzione dei problemi sociali”. Al termine della celebrazione, monsignor Marco Frisina, direttore del Coro della Diocesi di Roma, ha presentato in anteprima mondiale il nuovo Inno a San Pio X da lui composto in preparazione del centenario. (F. Dal Mas – Avvenire)