Bruxelles – Il rintocco della campana dei caduti Maria Mater Orphanorum alle ore 8.10, seguito dalla celebrazione eucaristica. Così l’8 agosto inizierà il ricordo della tragedia che 56 anni fa colpì la miniera di carbone a Marcinelle, nei pressi di Charleroi, in Belgio. Un incidente che provocò 262 morti: 136 dei quali italiani, provenienti da 13 regioni. Ma soprattutto dall’Abruzzo (40 da Manoppello, in provincia di Pescara) e dal Molise.
La ricorrenza cade nella Giornata che ricorda il sacrificio del lavoro italiano. Il programma prevede anche, dopo la celebrazione eucaristica, la deposizione delle corone di fiori ai piedi del monumento internazionale dedicato alle vittime del lavoro, mentre alle ore 10.30 l’omaggio al monumento intitolato ai minatori e al sacrificio dei minatori italiani nel Cimitero di Marcinelle. Alla cerimonia parteciperanno diversi rappresentanti di associazioni. Per le Missioni Cattoliche Italiane il delegato nazionale del Belgio, mons. Gianbattista Bettoni, ed alcuni missionari impegnati nella pastorale per gli italiani residenti in Belgio. Per mons. Giancarlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes, la Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano è l’occasione per sottolineare “il ruolo e l’apporto dei lavoratori italiani all’estero nei diversi mondi ma anche i sacrifici umani di questo lavoro lontano dalla propria casa e dalla propria patria”.
In occasione della Giornata il 7 e l’8 agosto, a Manoppello (Pe) le Acli e l‘Us Acli insieme con altre associazioni, la comunità ecclesiale, il comune e la Provincia di Pescara, si sono date appuntamento per rendere omaggio ai caduti sul lavoro con una serie di iniziative ed attività sociali, culturali, sportive e religiose. L‘iniziativa del 7 e dell’8 agosto coinvolge in modo speciale l‘Us Acli di Morro D‘Oro, in provincia di Teramo, costituita negli anni ‘80 da ex minatori in Belgio e fondatori del “Museo del lavoro nell‘ex miniera Bois du Cazier”. Intanto l’ex miniera di carbone è stata dichiarata dall’Unesco “Patrimonio mondiale dell’umanità”.
Un simbolo importante non solo della storia dell’emigrazione italiana – è stata la sciagura più grave dopo quella avvenuta in un’altra miniera, quella di Monongah, in West Virginia – ma anche del processo di integrazione europea. Nel 1967, Boiz du Cazier venne chiusa definitivamente, perché l’estrazione del carbone non era più remunerativa. Nel secondo dopoguerra furono 140.000 gli italiani che, insieme a migliaia di donne e bambini, partirono per il Belgio.



