Capua – Mons. Bruno Schettino, Presidente della Commissione CEI per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes – scomparso venerdì scordo – era “un pungolo d’oro”. Così lo definisce Antonio Casale, direttore del Centro Fernandes per immigrati di Castel Volturno in una nota apparsa sul sito del Centro. Il sito apre con la notizia della morte dal titolo “E’ morto papà Bruno”. . Per Casale “la carità per lui non era mai sufficiente. Per questo mancherà molto a tutti noi che lavoriamo in questo grande laboratorio umano della Domiziana, come amava definirlo”. La struttura del centro era stata voluta fortemente da mons. Schettino nel 1996. “Le prime indicazioni che mi diede al Centro Fernandes – ricorda Casale – furono semplici, chiare e programmatiche”. “Eccellenza un pasto a mezzogiorno per i nostri fratelli immigrati sarà sufficiente?”, chiese il direttore del Centro. E subito mons. Schettino rispose: “No, non basta! La sera come andranno a dormire questi poveri figlioli con lo stomaco vuoto?”. “Questo – evidenzia Casale – era mons. Schettino. Da vescovo e da presidente della Migrantes non ha mai pensato a grandi progetti o ampollosi documenti. La sua preoccupazione era come potevano mangiare, dormire, trovare un lavoro e avere un documento i ragazzi che salivano le scale del palazzo o lo aspettavano al Centro Fernandes. Pur essendo cento, duecento o mille, li conosceva e chiamava per nome. Non aspettava che andassero da lui, ma spesso li cercava, come il buon pastore cerca la pecorella smarrita”. Di “grande perdita” parla anche l’Associazione di volontariato Jerry Essan Masso che non dimentica “l’ospitalità e il sostegno offerto” alle proprie attività da mons. Schettino. L’Associazione opera da oltre un decennio presso il Centro Fernandes, dove gestisce un ambulatorio medico, l’attività di strada, il sostegno alle vittime di tratta. “Mons. Schettino – dice Renato Franco Natale, presidente della Jerry Essan Masslo – in tutti questi anni non ha fatto mai mancare con le parole e le opere tutto l’aiuto possibile alle nostre varie iniziative di sostegno a soggetti in gravi difficoltà, senza distinzione di razza e di religione; ha partecipato a molti nostri eventi sui temi dell’intercultura e dell’accoglienza, portando sempre un suo messaggio di pace e di amore”. “Non esageriamo – conclude – nel dire che la sua morte è per noi una grande perdita, senza di lui i percorsi d’integrazione corrono il rischio di diventare ancora più difficili che nel passato”.



