Tendere le mani agli altri: aperto l’incontro interreligioso della comunità di S. Egidio

Sarajevo – “Oggi da Sarajevo vuole partire un messaggio di pace, grazie all’incontro di tanti uomini e donne di religioni diverse. La pace ha bisogno di essere sostenuta da cuori e menti che cercano la verità, si aprono all’azione di Dio, tendono le mani agli altri”. Con queste parole Benedetto XVI ha salutato ieri l’apertura nella capitale bosniaca dell’Incontro della Pace promosso nello “Spirito di Assisi” dalla Comunità di Sant’Egidio dal titolo “Living Together is the Future. Religioni e Culture in Dialogo” (fino all’11 settembre). In un messaggio, firmato dal segretario di Stato, card. Tarcisio Bertone ed indirizzato al card. Vinko Puljc, arcivescovo della città, il Pontefice ha ribadito l’importanza di “allargare lo sguardo al mondo intero e alle realtà problematiche per la convivenza, la riconciliazione e la pace, che ancora lo caratterizzano con speranza ed impegno. Continua infatti la minaccia del terrorismo, tante guerre insanguinano la terra, la violenza contro il fratello sembra non avere fine. Il nostro mondo ha veramente bisogno di pace” ha concluso il Papa che, ricordando il suo prossimo viaggio in Libano (14-16 settembre), ha augurato al Medio Oriente di “trovare presto la pace in una serena convivenza, nella stabilità e nel rispetto dei diritti dell’uomo”.

 
La cerimonia ha avuto inizio con gli interventi dei diversi leader religiosi tra cui quello del Patriarca della chiesa serba ortodossa Irinej, la cui presenza all’incontro è stato un evento storico per la storia di Sarajevo e per le relazioni tra le Chiese nei Paesi balcanici. Per la prima volta, infatti, il Patriarca serbo ha visitato la città, entrando, l’8 settembre, nella cattedrale cattolica per partecipare alla messa cattolica. “Le persone del Paese in cui ci troviamo, e quelle dei paesi vicini nel corso della loro storia passata e recente hanno vissuto molte sofferenze e visto molti caduti” ha detto Irinej, un ricordo che non deve essere una “chiamata alla ritorsione, ma come memoria e guida per il futuro. Un futuro che chiede a tutti noi una volontà di pace”. “Le nostre radici – ha aggiunto – sono qui nei Balcani, come anche in Europa a cui apparteniamo, sono radici spirituali. E’ mio profondo desiderio che il futuro comune possa essere liberato dalle più dolorose e tragiche esperienze del passato che tutti abbiamo vissuto. Possa Dio – ha concluso – concedere alle nuove generazioni di crescere e di vivere senza odio e senza conoscere la paurosa esperienza della guerra”. Ed è stato il gran Mufti di Bosnia-Erzegovina, Mustafa Ceric, a ricordare le vittime di questa guerra e il ventesimo anniversario dell’assedio di Sarajevo. “Undicimila cittadini di Sarajevo di diverse fedi e nazionalità, tra i quali 1.000 bambini, sono stati uccisi a seguito di quattro anni di assedio e bombardamenti. Queste vittime innocenti – ha sottolineato il Mufti – meritano il nostro rispetto e il nostro sincero impegno per la verità, la giustizia, la pace e la riconciliazione, il nostro giuramento onesto a Dio e all’umanità che faremo tutto il possibile in modo che mai più capiti a nessuno quello che è successo qui”. Allargando lo sguardo al futuro il leader islamico ha invitato a non dimenticare che “il 2014 sarà il centenario della prima guerra mondiale che è iniziata qui a Sarajevo. Questo fatto storico pone questa città all’avanguardia della scelta per la pace o per la guerra nel mondo. L’incontro internazionale per la pace di quest’anno è un messaggio chiaro al mondo intero che la nostra scelta è per la pace, non per la guerra, che la nostra opzione è per la sicurezza, non per il terrorismo, che il nostro diritto è per la libertà e la dignità”. “Siamo qui – ha affermato, nel suo intervento, il card. Vinko Puljic, arcivescovo di Sarajevo – per dire che proprio da questa città vogliamo mostrare al mondo intero che la convivenza non solo è possibile, ma che essa è l’unico futuro che possiamo augurare all’umanità e per il quale ci vogliamo impegnare. Se insieme scopriamo i principi che tutti dobbiamo rispettare e inserire nella vita quotidiana, possiamo diventare costruttori di pace e di speranza per il domani”. Tolleranza e comprensione sono state invocate da Jakob Finci, presidente della Comunità ebraica di Bosnia-Erzegovina come risposte alla guerra: “dobbiamo essere ancora più consapevoli del vero significato della tolleranza, del rispetto reciproco, e del rispetto verso i vicini di casa – ha detto il rabbino – che possono e hanno il diritto di essere diversi da noi, non meritano un rispetto minore, anzi li dobbiamo rispettare e amare nella loro diversità. Il mondo d’oggi sta su un grande incrocio di strade. Una strada può portare alla comune distruzione. Questo è la conseguenza del fatto che siamo tutti sulla stessa barca, e quelli che fanno buchi su questa barca devono essere consapevoli che il naufragio è per tutti, e che loro non hanno nessuna chance di salvarsi da soli”. Per Finci solo sulla strada “della comprensione, del rispetto del diverso e del differente, troveremo tutti i nostri Libri sacri. Non esiste un libro sacro che proclama la distruzione dell’altro e del diverso, anche se non concordano nel credere nell’unico Dio. Se siamo tutti creati ad immagine di Dio, e siamo creati differenti per poter concorrere al bene, in questo caso il messaggio è chiaro. La Bosnia e Erzegovina – ha concluso – è un paese povero, ma nasconde molte ricchezze. Vi invito tutti a lavorare insieme perché queste ricchezze diventino la nostra realtà e proprietà di tutti i cittadini di questa terra”. A sancire la fine della prima parte della cerimonia inaugurale è stata la consegna da parte del mufti Ceric a Oded Wiener, capo del Gran rabbinato di Gerusalemme, di una copia speciale dell’Haggadah di Sarajevo, tipo di narrazione del Talmud e di parte della liturgia ebraica, salvato dalla distruzione dai musulmani. Non solo un simbolico gesto di pace ma la scelta di cercare nuove strade di convivenza. I lavori entreranno nel vivo domani con due giorni di incontri e dibattiti: 28 i panel previsti in cui si parlerà di immigrazione, Medio Oriente, Libano, Siria, Pakistan, della sofferenza dei cristiani nelle regioni in guerra. (M. C. Biagioni e D. Rocchi – Sir Europa)