Oggi la Giornata Mondiale del popolo Rom e Sinto

 
Roma – Si celebra oggi la Giornata Internazionale del popolo Rom e Sinto. Diventa l’occasione per ribadire ancora una volta il “riconoscimento” di questo popolo in Italia e in Europa, un popolo di 12 milioni di persone. Riconoscere significa imparare lo sguardo di Dio, come ricordano i salmi, significa saper “vedere” come il Gesù di Giovanni. Non basta avere un’idea dell’uomo, un antropologia cristiana, se non sappiamo costruire sguardi, incontri, relazioni. Il riconoscimento diventa pieno nella fraternità, che è l’evoluzione piena della cittadinanza, dentro la globalizzazione, e che si misura anche a partire dalla qualità della relazione con il popolo rom. La differenza cristiana sta in questa consapevolezza dell’unità del genere umano, che non esclude nessuno dalla “storia d’amore” della Chiesa.
Il riconoscimento del popolo rom e sinto è un “segno dei tempi”, un luogo quasi sacramentale dove educare alle relazioni, all’incontro, educare a guardare, interessarsi, appassionarsi. Riconoscere questo popolo significa offrire strade culturali ed ecclesiali, politiche nuove: di costruzione della cittadinanza, riconoscendola sempre come un dono, una concessione, un riconoscimento verso l’altro, prima che uno spazio identitario; di dialogo religioso ed ecumenico, come esperienza di riconoscimento della differenza; di mediazione sociale in città, come riconoscimento sociale; di dialogo interculturale e plurale; di scelta della non violenza dentro una prospettiva diplomatica diffusa.
Varie sono in questa occasione le iniziative e le proposte. Amnesty International ha sollecitato le autorità della Serbia a porre fine agli sgomberi forzati che vanno avanti da due anni nella capitale Belgrado e a fornire alloggi adeguati alle comunità colpite dagli sgomberi. In un nuovo rapporto, intitolato “La casa è più di un tetto sopra la tua testa: il diniego di un alloggio adeguato ai rom in Serbia”, l’organizzazione per i diritti umani denuncia l’aumento degli sgomberi forzati dall’aprile 2009, che hanno costretto alcune comunità a trovare sistemazione in container di metallo in zone isolate della capitale o a tornare in condizioni di povertà nella Serbia meridionale e spesso senza un alloggio adeguato.
“Invece di fermare gli sgomberi forzati, a Belgrado le autorità serbe vi ricorrono sempre di più, allontanando le comunità rom dalle loro abitazioni e costringendole a vivere in alloggi inadeguati” – ha affermato Sian Jones, ricercatore di Amnesty International sulla Serbia. “Se vogliono rispettare i loro obblighi internazionali, le autorità devono porre fine a queste procedure, garantendo inoltre ai rom il diritto ad alloggi forniti di servizi igienico-sanitari e vicini ad altri servizi pubblici e al lavoro e tutelandoli da futuri sgomberi forzati”.
Amnesty si dice anche “preoccupata” per quanto riguarda la condizione dei rom in Italia. L’organizzazione continua a sollecitare le autorità, in particolar modo il ministro dell’Interno, il prefetto e il sindaco di Roma, affinché pongano fine agli sgomberi forzati dei rom della capitale e rivedano l’attuazione del “Piano nomadi”, che nella sua formulazione attuale “viola il diritto all’alloggio adeguato di migliaia di rom”. Per ribadire le proprie preoccupazioni, in occasione di questa Giornata Amnesty International lancia l’azione “case gemelle”, con cui attivisti e sostenitori dell’organizzazione in tutto il mondo faranno pervenire una cartolina al prefetto di Roma e una seconda cartolina, in segno di solidarietà, alla comunità rom della capitale. Le cartoline a forma di casa ricorderanno la necessità di migliorare le condizioni abitative dei rom nella città.
L‘Associazione 21 luglio e Amnesty international promuovono una serata rom, con ingresso libero, il 12 aprile (ore 20, via Levanna, 11). Si esibiranno nei loro balli le bambine rom “Chejà Celen” e si assisterà al concerto dell’Alexian group, diretto da Santino Spinelli. Intanto aumentano le adesioni all’appello dell’Associazione 21 luglio per chiedere la sospensione degli sgomberi forzati delle comunità rom di Roma. “Finora sono stati 435 gli sgomberi svolti all’interno del Piano Nomadi della giunta capitolina – informa l’Associazione: proseguono con frequenza quasi giornaliera. Questa politica, costata finora 6,5 milioni di euro, ha portato ad una frammentazione degli insediamenti, che dagli 80 informali nel 2009, sono passati agli attuali 289. Solo ad un decimo delle persone sgomberate è stata offerta una sistemazione alternativa, che però, comportando una divisione del nucleo familiare, è stata accettata solo da poche decine di donne rom, per un periodo di tempo molto limitato”. L’appello è stato già firmato da oltre 1600 persone e più di 70 associazioni, in rappresentanza di 60.000 soci. Hanno aderito, tra gli altri: Rita Levi Montalcini e Dario Fo, Moni Ovadia, Ascanio Celestini, Erri De Luca, Susanna Tamaro, Margherita Hack, p.Alex Zanotelli e don Luigi Ciotti.
 I Rom sono una popolazione giovane: il 35,7% ha un’età inferiore a 15 anni In Italia, le ultime stime attestano la presenza di un numero che si aggira tra le 130.000 fino alle 170.000 presenze, di cui la metà costituito da cittadini italiani.
Sempre secondo le stime, la comunità Rom in Italia sarebbe composta per il 60% da minori di 18 anni.