Migrantes Vicenza in vista del convegno delle Chiese del Nord Est: educare all’intercultura

Vicenza – “Educarci a vivere il Vangelo, ed educare all’intercultura, cioè educare a convivere nel pluralismo, con una identità cristiana coniugata con il dialogo di persone con persone di altre culture, costruendo insieme Buone Pratiche (percorsi) di interculturalità e di cittadinanza condivisa, in vista del Bene Comune”. Questa l’”urgenza impellente” per le comunità cristiane evidenziata dalla Migrantes della diocesi di Vicenza in un documento in preparazione del convegno ecclesiale delle Chiese del Triveneto, che si troveranno dal 13 al 15 aprile a Grado e Aquileia, considerata la “Chiesa madre” per tutto il Nordest. Tema dell’appuntamento, che si svolge a 22 anni dal primo convegno ecclesiale delle Chiese del Nordest (Grado e Aquileia, 28 aprile – 1 maggio 1990) e si concluderà con una solenne celebrazione eucaristica presieduta dal Cardinale Presidente della CEI, Angelo Bagnasco, “Testimoni di Cristo, in ascolto”. Gli ultimi dettagli e il programma dell’incontro, indicato come “Aquileia 2”, sono stati presentati ieri a Gorizia dall’Arcivescovo e Presidente della Conferenza Episcopale Triveneta, mons. Dino De Antoni; da mons. Antonio Mattiazzo, Vescovo di Padova e Vicepresidente del Comitato preparatorio; da mons. Renato Marangoni, Segretario generale del convegno; e da Francesco Longo, membro del suddetto Comitato preparatorio.

 
Tre piste di riflessione. “A distanza di 22 anni e alla luce delle grandi, veloci e profonde trasformazioni sociali, culturali e anche religiose” e delle “nuove sfide emerse sul territorio”, è stato spiegato, i vescovi del Triveneto hanno ritenuto opportuno convocare un secondo convegno ecclesiale” per “capire come continuare a trasmettere la fede in un contesto multiculturale e multietnico”. Il cammino di preparazione si è aperto ufficialmente domenica 7 novembre 2010, quando in tutte le Chiese del Nordest è stato letto il documento di convocazione.
“Di fronte alla grave crisi in atto ma anche tenendo conto della diffusa esigenza di ri-generazione profonda delle nostre comunità, l’unica certezza è che il Nordest del futuro è e sarà sempre più multiculturale e multireligioso”, si legge nella nota della Migrantes di Vicenza firmata da p. Mauro Lazzarato e Luciano Carpo.
Di fronte ai cambiamenti determinati dalla nuova tendenza demografica e dal flusso migratorio, – si legge nel testo – “da parte delle nostre Chiese, non c’è stata chiusura. Anzi. La parola d’ordine è stata ‘accoglienza’, e le nostre comunità hanno fatto grandi sforzi per ‘accogliere’, naturalmente secondo le risorse e i codici culturali di cui disponevano”; “abbiamo registrato statisticamente e generosamente ‘accolto’ i migranti in quanto lavoratori, utili negli ambiti strettamente produttivi ma la nostra forma mentis continua ad avere difficoltà ad ‘accettarli’ nella loro integralità di persone e di cittadini con culture diverse”.
“Va dato atto – si legge ancora – che nonostante le difficoltà in cui si dibatte la scuola in Italia, si sono sviluppate “reti” di istituti, di docenti e di dirigenti che per primi hanno affrontato in maniera sistematica i temi dell’educazione interculturale con linee pedagogiche e azioni miranti a incidere sui vecchi parametri culturali sia degli studenti italiani sia degli studenti figli di migranti. In effetti, l’educazione non si riduce a occuparsi dei rapporti fra allievi che presumiamo ‘stranieri’, e allievi che presumiamo di conoscere in quanto ‘italiani’. La verità è che conosciamo molto poco le culture giovanili globali da cui tutti i nostri ragazzi prendono molti riferimenti, e meno ancora sappiamo dei modi personali con cui poi vivono ogni giorno questi riferimenti e i vari conflitti che si trovano a gestire. Un’educazione adeguata deve occuparsi soprattutto dei nuovi modi in cui entrambi – i figli di cittadini italiani come i figli di cittadini provenienti da altri paesi e qui residenti – sentono di appartenere a una pluralità di mondi. Ai giovani in quanto tali, e alla complessità, varietà e novità delle culture giovanili globali, va l’attenzione degli educatori che, mirando a formare i cittadini del domani con un’ottica interculturale, si sforzano per ‘aggiornarsi’, per ‘approfondire’, per essere all’altezza delle sfide del mondo globalizzato”.
Le varie “ reti” di docenti ed operatori di centri interculturali “non si sono limitati” a fare “atti di accoglienza” ma hanno programmato “percorsi educativi per tutti gli studenti e le loro famiglie (italiani e non) perché l’accoglienza possa davvero concretizzarsi: campagne per ridurre il microrazzismo quotidiano e la xenofobia (soprattutto contro Rom-Sinti e immigrati di colore), favorendo l’interazione linguistica, la conoscenza, la mediazione dei conflitti culturali, l’assunzione dinamica del concetto di ‘identità’ e di ‘cultura’, l’ interazione antropologica, i diritti-doveri di cittadinanza, in particolare per la Seconda Generazione”.
“Mentre sono avvenuti – scrive la Migrantes vicentina – tutti questi cambiamenti, che hanno trasformato il territorio del Nordest da monoculturale e monoreligioso in multiculturale e plurireligioso, è rimasta immutata la nostra pastorale, ancora monoetnica. La sociologia delle migrazioni, l’antropologia culturale e l’ottica dell’educazione interculturale devono essere parte del bagaglio della formazione ricevuta e dell’aggiornamento dei sacerdoti, dei religiosi/e, e della formazione trasmessa attraverso l’associazionismo cattolico. In molte parrocchie, continua la sensibilizzazione missionaria, intesa soprattutto come evangelizzazione in ‘terre lontane’, e frequentemente liquidata con offerte per ‘fare’ progetti in ‘contesti poveri’. Spesso, l’assistenza religiosa ai migranti viene delegata ai Centri Pastorali, e vengono programmate solo sporadiche azioni in comune”.
Tra le richieste quella di un appoggio effettivo alla campagna per i diritti di cittadinanza, il contribuire ad affrontare in forma organica la situazione dei Rom e Sinti, contrastando le campagne preconcette di emarginazione e di esclusione, promuovendo i valori della cultura Rom e Sinti, ed operando “in rete”, come già avviene tra i docenti degli istituti con alunni Rom e Sinti, incoraggiare l’autoimprenditorialità dei migranti attraverso il microcredito, dare cittadinanza ad un’economia a servizio dell’uomo.
Il convegno che si apre domani vedrà la partecipazione di oltre 600 delegati provenienti dalle 15 diocesi del Triveneto. Con loro i 15 vescovi titolari, alcuni vescovi emeriti, e il vescovo thailandese di Chiang Mai, mons. Francis Xavier Vira Arpondratana, nella cui diocesi si trova la missione triveneta, frutto del convegno del 1990 insieme con la nascita dell’emittente Telechiara e la costituzione della Facoltà teologica del Triveneto.
I tre giorni di lavoro si svolgeranno tra Grado – dove si terranno l’apertura, le sessioni assembleari e i lavori di gruppo – e Aquileia, dove domenica 15 aprile si svolgerà nell’antica basilica la solenne celebrazione conclusiva presieduta dal card. Bagnasco. In programma momenti pubblici (la celebrazione di apertura e di chiusura) e un’intensa giornata (sabato 14) di lavori di gruppo e assembleari destinati esclusivamente ai convegnisti.