Città del Vaticano – “Mi compiaccio per questa lodevole iniziativa che dà alle persone di ogni età numerose possibilità di conoscere le qualità dell’arte e i valori del mondo circense, in genere poco conosciute a chi non appartiene a questo ambiente affascinante, segnato anche da inquietudini e incertezze, da rinunce e sacrifici”. E’ un passaggio della lettera che il presidente del Pontificio Consiglio dei Migranti e Itineranti, card. Antonio Maria Vegliò, ha indirizzato alla Federazione Mondiale del Circo in occasione della Giornata odierna che si festeggia in tutto il globo.
“Desidero rendere omaggio – scrive il porporato – alle associazioni, agli artisti, ai tecnici e a tutti coloro che formano questo universo ricco di qualità umane, di amore per la famiglia, di senso dell’amicizia, di coraggio e generosità, oltre alla ricchezza artistica con cui comunica tali valori”.
“I codici di cultura e tradizione, trasmessi con fedeltà da generazione in generazione, determinano la sua identità ed evidenziano il suo alto valore socio-culturale e antropologico. Il circo, infatti – tengo a sottolineare – favorisce la socializzazione dei bambini e dei giovani, li aiuta a sviluppare creatività e fantasia e offre occasioni per familiarizzare con le persone e gli animali. Famiglie e intere generazioni vi hanno trovato sano divertimento e svago, con opportunità di instaurare rapporti che, dal punto di vista umano, arricchiscono ed edificano”.
Nel ricordare i tratti peculiari della Giornata odierna che si celebra con eventi, mostre, incontri e spettacoli in 42 Paesi del mondo, Vegliò scrive che essa “mette in evidenza la comunione e il dialogo che i circensi sanno creare con i loro visitatori; un dialogo inteso come scambio di doni: ospitalità, accoglienza, solidarietà e bellezza delle performance da una parte, gioia, stima e apprezzamento dall’altra”. Non solo. “Il 21 aprile i circhi di tutto il mondo apriranno ai loro visitatori spazi di festa e di allegria e comunicheranno quei valori non materiali necessari per una serena e rispettosa convivenza tra le persone e i popoli. Numerosi sono i circhi che aderiscono all’iniziativa nelle zone colpite da guerra e da altre calamità naturali. La Chiesa guarda, quindi, con speranza a questa iniziativa che vede realizzarsi l’ambiente circense quale laboratorio di frontiera per quanto concerne le grandi tematiche dell’impegno comune… per costruire una fraternità universale, come auspicava il Beato Giovanni Paolo II”.



