Giornalismo e immigrazione: un decalogo delle trappole da evitare

Roma – Un decalogo delle trappole da evitare quando si scrive di immigrazione: è stato proposto dal sociologo Mauro Valeri, responsabile dell’Osservatorio su razzismo e antirazzismo nel calcio, nel suo intervento al seminario di formazione su giornalismo e immigrazione organizzato dall’agenzia Redattore sociale. Tra le raccomandazioni ai 160 giornalisti e studenti di giornalismo presenti oggi a Roma (circa 500 in tutta Italia in una tre giorni che comprende anche Milano e Napoli): fare attenzione al rischio di “de-umanizzazione”, quando si denunciano situazioni definite “disumane” (ad esempio riferite ai campi nomadi) “in realtà le stiamo rendendo meno umane”; non alimentare i cosiddetti “pregiudizi positivi” per evitare di essere considerati discriminatori; fare attenzione, nella descrizione dei fatti, “a non legare insieme elementi che possono rafforzare pregiudizi”; “meglio parlare più delle similitudini che delle differenze. Riconoscersi simili vuol dire riconoscere che abbiamo gli stessi diritti come persone”; abituarci a “ragionare in termini cosmopoliti, di meticciato”, perché “chiedere le prove di italianità è già un discorso pericoloso”; parlare di immigrazione “più in termini di diritti che di solidarietà”; “cercare sempre di capire perché si costruisce il capro espiatorio”. (SIR)